Cina: imminenti tagli alla burocrazia

Pubblicato il 13 marzo 2018 alle 18:57 in Asia Cina

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La Cina ha svelato un imponente piano di ristrutturazione del governo centrale, che coinvolgerà più di 24 ministeri ed organizzazioni, solo due giorni dopo l’approvazione definitiva dell’eliminazione del termine al mandato presidenziale di Xi Jinping.

I radicali cambiamenti istituzionali si inscrivono nel piano del presidente Xi Jinping di migliorare l’efficienza governativa del Partito Comunista cinese attraverso lo sconvolgimento degli interessi acquisiti dalle principali agenzie. Questi cambiamenti includono la fusione delle autorità di regolamentazione bancaria ed assicurativa e la creazione di speciali agenzie in materia di immigrazione e gestione dei veterani di guerra.

Mentre il riallineamento del potere interno ha lo scopo di rafforzare il controllo esercitato dal partito unico, la nuova formazione di governo sembra assomigliare in parte alla struttura organizzativa della White House a Washington. “Per esempio, il Ministero degli Affari dei Veterani cinese assomiglia al Dipartimento americano dei Veterans Affairs, così come la nuova amministrazione che si occuperà dell’immigrazione in Cina ricorda lo Us Citizenship and Immigration Services”, ha sottolineato Mao Shoulong, professore di pubblica amministrazione presso la Renmin University.

Il nuovo piano prevede la riduzione ad otto agenzie governative a livello ministeriale sotto il controllo del Consiglio di Stato e l’eliminazione di sette agenzie vice-ministeriali, le cui funzioni verranno fuse in un unico ministero. Per esempio, l’amministrazione di tutti i disastri ambientali naturali o causati dall’uomo, dai terremoti agli incendi, verrà centralizzata nel Ministero di Emergency Management.

Il piano, che dovrebbe essere approvato dal National People’s Congress entro metà marzo, segnerà uno dei cambiamenti più radicali all’interno del governo centrale dalla nascita della Repubblica Popolare Cinese il 1 ottobre 1949. L’ultimo rimpasto governativo di tali dimensioni risale al 1998 quando l’allora premier, Zhou Rongji aveva chiuso o fuso 15 ministeri e commissioni sotto il Consiglio di Stato.

L’obiettivo principale dell’imponente riforma consiste nel porre un limite agli interessi particolari delle singole agenzie che, nel corso dei decenni, hanno finito per minare l’efficienza del governo centrale.  La situazione vigente è riassunta efficacemente dall’espressione “le direttive del governo centrale non superano le mura dello Zhongnanhai”, ovvero dell’edificio in cui risiedono e lavorano i leader cinesi.

“La nuova struttura mostra la volontà di Pechino di creare una burocrazia più efficiente, in linea con lo standard dei Paesi più avanzati”, ha affermato Cheng Enfu, deputato del National People’s Congress e ricercatore presso l’Accademia cinese di Scienze Sociali.  

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Alice Barberis

di Redazione

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