UN Refugee Agency contro l’Angola per deportazione dei migranti congolesi

Pubblicato il 12 marzo 2018 alle 6:01 in Angola Immigrazione

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La UN Refugee Agency (UNHCR) ha lanciato un appello contro l’Angola, accusandola di obbligare ingiustamente circa 500 rifugiati della Repubblica Democratica del Congo a rientrare nel loro Paese, dove sono in corso tensioni violente nella regione di Kasai.

Secondo quanto riportato dall’agenzia dell’Onu, il governo di Luanda, tra il 25 e il 27 febbraio, avrebbe costretto a rientrare in patria 530 congolesi, di cui 480 non registrati che alloggiavano presso il centro di Cacanda, gestito dalle agenzie umanitarie della città di Dundo, al confine con la Repubblica Democratica del Congo. “L’instabilità costituisce un grave rischio per la sicurezza dei civili congolesi, soprattutto per coloro che sono rientrati nel Paese”, ha spiegato la UN refugee Agency, la quale sta esortando le autorità dell’Angola a interrompere le deportazioni forzate. Al momento, il Ministero per l’assistenza sociale e l’integrazione di Luanda non ha ancora emesso alcuna risposta ufficiale.

La violenza nella Repubblica Democratica del Congo, Paese dell’Africa centrale che ha ottenuto l’indipendenza dal Belgio nel 1960, ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha forzato più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3,000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. 

L’Angola, Paese dell’Africa centrale che si affaccia sull’Oceano Atlantico, in seguito all’indipendenza dal Portogallo, ottenuta l’11 novembre 1975, ha affrontato una sanguinosa guerra civile che si è conclusa definitivamente soltanto nell’aprile del 2002. Essendo ricca di risorse e avendo una delle economie con il tasso di crescita più elevato dell’Africa, grazie soprattutto alla produzione di petrolio, l’Angola costituisce un luogo attraente per molti migranti economici. Fin dalla fine della guerra civile, tuttavia, le autorità di Luanda hanno portato avanti una politica rigida nei confronti dell’immigrazione illegale. Il Paese ha aperto numerosi centri di detenzione, dove migliaia di stranieri vengono trattenuti per poi essere rimpatriati, spesso vivendo in condizioni degradanti e subendo violenze. Secondo numerosi report ufficiali, le autorità angolane cercano di diffondere la xenofobia tra i cittadini, raccontando che in Angola è in corso un’invasione silenziosa di almeno mezzo milione di migranti illegali, i quali rappresentano una grave minaccia per la sicurezza interna. Numerosi migranti provenienti dai Paesi musulmani dell’Africa occidentale, hanno subito ripetuti attacchi, divenendo vittima di discriminazioni etniche e religiose.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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