Iraq: le Forze di mobilitazione popolare entrano ufficialmente nell’esercito

Pubblicato il 12 marzo 2018 alle 10:23 in Iraq Medio Oriente

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Il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, ha emanato un decreto attraverso il quale ha formalizzato l’inclusione delle Forze di mobilitazione popolare all’interno delle forze di sicurezza del Paese.

Le Forze di mobilitazione popolare sono un’organizzazione para-statale, composta principalmente da musulmani sciiti, anche se sono presenti nel gruppo sunniti, cristiani e yazidi. L’organizzazione, che viene sostenuta e addestrata dall’Iran, si è formata nel giugno 2014, in seguito all’emissione di una fatwa dell’ayatollah iracheno Ali Al-Sistani, che chiedeva la mobilitazione nazionale contro lo Stato Islamico.

Secondo quanto previsto dal decreto, emanato giovedì 8 marzo, i soldati delle Forze di mobilitazione popolare godranno degli stessi diritti dei membri dell’esercito nazionale, che sono sotto il controllo del Ministero della Difesa iracheno, avranno gli stessi salari, avranno accesso agli istituti e ai collegi militari e saranno sottoposti alle leggi che regolano il servizio militare.

Le Forze di mobilitazione popolare sono sempre state oggetto di discussione, soprattutto da parte degli Stati Uniti, dal momento che si tratta di milizie prevalentemente sciite, formate dall’Iran al fine di sostenere l’Iraq nella guerra contro lo Stato Islamico. Oltre a ciò, l’organizzazione è stata più volte accusata di crimini di guerra, in particolare nei confronti dei civili sunniti. Il 15 agosto 2017, i media iracheni avevano accusato le Forze di mobilitazione popolare di aver reclutato alcuni bambini e ragazzi sotto i 18 anni per farli combattere in battaglia, violando le norme internazionali e i principi dei diritti umani. Di fronte alle ripetute violazioni dei diritti umani, più volte era stato chiesto al governo di sciogliere l’organizzazione, ma il primo ministro si era opposto alla richiesta, affermando che le Forze di mobilitazione popolare sarebbero rimaste sotto il controllo dello Stato e dell’autorità religiosa. Il 23 ottobre 2017, durante un incontro con il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, il primo ministro iracheno aveva difeso le milizie, affermando che le Forze di mobilitazione popolare rappresentavano la “speranza dell’Iraq e della regione”.

Nel 2016, il Parlamento iracheno aveva approvato una legge che rendeva le Forze di mobilitazione popolare parte dell’apparato statale. Secondo la norma, tali forze avrebbero dovuto riferire direttamente al primo ministro, che è sciita. Secondo quanto stabilito dalla Costituzione irachena, la carica di primo ministro è riservata a un membro della comunità sciita. In seguito alla caduta dell’ex presidente iracheno, Saddam Hussein, il 9 aprile 2003, in Iraq è stato instaurato un governo sciita, che ha sostituito il regime sunnita di Saddam. Secondo quanto previsto dalla Costituzione irachena del 2005, le principali cariche dello Stato rappresentano le tre comunità principali del Paese: sunniti, sciiti e curdi. Il presidente della repubblica è esponente della comunità curda, il primo ministro di quella sciita e il presidente del parlamento di quella sunnita.

La decisione di includere ufficialmente le Forze di mobilitazione popolare all’interno dell’esercito iracheno potrebbe preoccupare gli Stati Uniti, i quali temono l’espansione dell’influenza dell’Iran nella regione. Essendo sostenute e addestrate da Teheran, le Forze di mobilitazione popolare rappresenterebbero un segno della “presenza” iraniana in Iraq.

I rapporti tra Iran e Iraq sono migliorati dopo la caduta dell’ex presidente iracheno, Saddam Hussein, il 9 aprile 2003 e, più in particolare, dopo l’instaurazione di un governo sciita in Iraq, che ha sostituito il regime sunnita di Saddam. In questo contesto, il 22 luglio 2017, Teheran e Baghdad avevano firmato un memorandum d’intesa su una cooperazione ad ampio raggio nei settori militare e della difesa. Più recentemente, martedì 6 marzo, una delegazione politica ed economica di alto livello iraniana si era recata in Iraq per potenziare la cooperazione tra i due Paesi nello sviluppo degli investimenti e dei legami commerciali.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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