Iran: condannata a due anni di reclusione per essersi tolta il velo in pubblico

Pubblicato il 11 marzo 2018 alle 5:54 in Iran Medio Oriente

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Una donna iraniana, colpevole di aver rimosso il velo in pubblico per protestare contro la legge che obbliga le donne a portarlo, è stata condannata da un tribunale a 24 mesi di carcere, tre dei quali senza condizionale.

L’identità della donna non è stata diffusa, ma è noto che faceva parte del gruppo di donne che si sono tolte il velo pubblicamente nel corso delle proteste popolari contro il governo iraniano, avvenute nel dicembre 2017. Il 28 dicembre 2017, migliaia di persone erano scese in piazza a protestare contro le mancate riforme economiche del governo di Rouhani. La popolazione aveva in quell’occasione manifestato contro il sistema politico iraniano e, in particolare, contro il presidente Hassan Rouhani.

Secondo l’agenzia stampa della magistratura Mizan Online, mercoledì 7 marzo 2017, il procuratore capo di Teheran, Abbas Jafari Dolatabadi, che ha dato l’annuncio della sentenza, ha affermato che la donna intenderebbe presentare ricorso contro il verdetto. Il procuratore ha poi aggiunto che la donna si sarebbe resa colpevole di avere incoraggiato “la corruzione morale” in pubblico e ha criticato la pena in quanto troppo lieve, sostenendo che spingerà affinché venga scontata per intero.

Più di trenta donne iraniane sono state arrestate dalla fine di dicembre per aver rimosso pubblicamente il velo sfidando la legge iraniana. In seguito la maggioranza è stata rilasciata, ma molte sono state processate.

La legge iraniana in vigore dalla Rivoluzione islamica del 1979 stabilisce che tutte le donne, siano esse iraniane o straniere, di religione musulmana o meno, devono presentarsi in pubblico completamente velate. Tuttavia, negli ultimi venti anni la disposizione si sarebbe attenuata nella pratica, e un numero crescente di donne iraniane, a Tehran come in altre grandi città, indosserebbe veli meno stretti, che lascerebbero trasparire i capelli. In alcune aree della capitale, inoltre, le donne guiderebbero le auto con il velo abbassato sulle spalle.

Secondo quanto riferito da Mizan Online, il procuratore Dolatabadi ha stigmatizzato tale comportamento, annunciando che non sarà più tollerato e ordinando il sequestro dei veicoli guidati da donne considerate “socialmente ribelli”. Il procuratore ha inoltre aggiunto che una certa tolleranza era stata accordata alle donne che indossavano veli allentati, ma che è giunto il tempo di “agire con forza contro coloro che deliberatamente contestano le regole sul velo islamico”.

La questione riguardante l’hijab, ovvero il velo che nella tradizione islamica è allacciato sotto la gola ed è utilizzato dalle donne per coprire il capo e le spalle, si era già presentata il 10 agosto 2017, quando quattro ragazzi e due ragazze erano state arrestati per aver promosso alcune danze “occidentali”, tra cui la zumba, venendo meno all’obbligo di indossare correttamente il velo islamico.

In merito alla questione dell’hijab è intervenuto anche la guida religiosa suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, il quale, giovedì 8 marzo, in occasione della festa della donna, ha dichiarato, attraverso il proprio account Twitter, che “promuovendo un abbigliamento modesto, l’Islam ha bloccato il sentiero che avrebbe portato le donne a uno stile di vita degenerato” e ha aggiunto: “Le donne iraniane oggi dichiarano la loro indipendenza e la esportano nel mondo preservando l’hijab”. Al contrario, secondo Khamenei, nei Paesi occidentali “le caratteristiche più ricercate di una donna sono comprendono la sua capacità di attrarre gli uomini. Il modello occidentale per la donna è un simbolo del consumismo, dei cosmetici e del mettersi in mostra per gli uomini come strumento per attrarre gli uomini”.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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