Cina: in guardia dal pericolo dell’islamizzazione

Pubblicato il 10 marzo 2018 alle 15:05 in Asia Cina

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I musulmani cinesi devono mettersi in guardia dalle insidie dell’islamizzazione, ivi incluse le moschee che ricalcano schemi stranieri e faticano a conformarsi alla tradizione religiosa cinese, ha affermato un ufficiale islamico cinese.

Sabato 10 marzo, rivolgendosi a un organo consultivo del parlamento cinese, Yang Faming, presidente dell’Associazione Islamica Cinese, affiliata alle autorità governative, ha affermato che l’Islam gode di una tradizione lunga e prosperosa nel Paese. Tuttavia, Yang ha messo in guardia dai problemi che, a suo dire, sono diventati palesi negli ultimi anni e non possono più essere ignorati. Le parole del presidente dell’associazione sono state riportate dall’agenzia di stampa ufficiale Xinhua: “Ad esempio”, ha proferito Yang, “alcune piantine strutturali delle nostre moschee imitano ciecamente gli stili stranieri”. Egli ha continuato spiegando che in alcune aree il concetto di “halal” – ciò che è permesso secondo il rito islamico – è divenuto ormai comune, e la religione si compenetra con la quotidianità secolare. Tuttavia, ha aggiunto Yang, alcuni cittadini cinesi oggi osservano con profonda severità le norme religiose e con molta meno costanza le norme nazionali, comportandosi di conseguenza come ligi fedeli ma non altrettanto ligi cittadini. Egli ha dunque concluso che il popolo cinese deve rimanere in un vigile stato di allerta. L’Islam in Cina deve intraprendere con successo l’impresa di diventare sempre più “cinese”, ha affermato Yang, oltre ad essere guidato da un nocciolo di valori socialisti e lottare contro il pericolo della radicalizzazione. Le pratiche religiose e culturali, così come le norme strutturali e architettoniche degli edifici adibiti a scopi religiosi, devono rispettare la natura e lo stile cinesi, ha concluso il presidente dell’Associazione Islamica.

Il parlamento e l’organo consultivo in questione stanno oggi tenendo la loro consueta seduta annuale.

La Cina ha incolpato sedicenti militanti islamici di una serie di attentati compiuti negli ultimi anni a Xinjiang, che si trova ai confini dell’Asia centrale con il Pakistan. I gruppi umanitari sostengono che le violenze nella regione sono piuttosto una reazione al rigido controllo cinese sull’ambito religiose e culturale e sui diritti civili degli Uiguri che abitano in tale distretto. La Cina ha finora respinto ogni accusa di repressione civile a Xinjiang.

Nel corso degli anni, centinaia, plausibilmente migliaia, di cittadini cinesi uiguri sono fuggiti da Xinjiang viaggiando clandestinamente attraverso il Sud-est asiatico per arrivare in Turchia. Pechino accusa gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli uiguri di ordire attacchi contro la maggioranza Han che vive nella restante parte territorio settentrionale di Xinjiang e in altre parti della Cina.

Gli uiguri sono un’etnia di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han; essi costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione. Sin dagli anni ’90, i membri dell’etnia avevano avviato un’attività indipendentista, che tuttavia è sempre stata respinta dalla Repubblica Popolare Cinese. Ultimamente, il governo del Paese ha altresì attuato azioni di soppressione culturale, repressione religiosa e discriminazioni contro la popolazione. Migliaia di uiguri musulmani sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang.

Nel mese di febbraio, la Cina ha richiesto alla Malesia l’estradizione di 11 uiguri musulmani, detenuti nel Paese del Sud-est asiatico in seguito alla loro evasione da un centro di detenzione tailandese nel 2017. Tale richiesta è stata osteggiata dalla maggior parte dei gruppi umanitari, i quali temono per la sorte degli uiguri in questione una volta ritornati in Cina, come anche dall’opposizione di alcuni Paesi, in primis gli Stati Uniti.

La Cina ospita oggi circa 20 milioni di musulmani, molti dei quali abitano nella regione occidentale del Paese, dagli uiguri di Xinjiang, i quali parlano in lingua turca, al popolo Hui, ampiamente conformatosi agli standard orientali. L’immagine della Cina agli occhi della comunità musulmana mondiale è molto importante per il governo di Pechino, in quanto il presidente cinese, Xi Jinping, sta promuovendo l’iniziativa “Belt and Road” volta a investire miliardi di dollari nella costruzione di infrastrutture che colleghino l’Asia, l’Europa e l’Africa.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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