Turchia: dopo Afrin, operazione contro i curdi in Iraq

Pubblicato il 9 marzo 2018 alle 11:11 in Iraq Turchia

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La Turchia e l’Iraq condurranno un’operazione congiunta contro i soldati curdi nel nord dell’Iraq, secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu.

Giovedì 8 marzo, il ministro turco ha dichiarato che l’operazione Ramo d’Olivo, che Ankara sta conducendo nel distretto siriano di Afrin contro le People’s Protection Units (YPG), dovrebbe concludersi entro maggio. Nella stessa occasione, Cavusoglu ha altresì annunciato che la Turchia lancerà una campagna contro i curdi nel nord dell’Iraq, in collaborazione con il governo di Baghdad. La data prevista per l’inizio dell’operazione militare sarà maggio 2018, subito dopo le elezioni presidenziali che si terranno nel Paese.

Il 20 gennaio, Ankara aveva lanciato l’operazione Ramo d’Olivo contro il distretto di Afrin, situato nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia. Si tratta di una campagna militare mirata a “liberare il territorio dal terrorismo” e a creare una zona di sicura dell’estensione di 30 km al confine tra Turchia e Siria. La Turchia considera le People’s Protection Units (YPG) parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e para-militare curdo ritenuto illegale da Ankara. Al momento, le forze turche avrebbero neutralizzato 3.089 terroristi, stando a quanto dichiarato dal presidente Recep Tayyip Erdogan giovedì 8 marzo. Il termine “neutralizzato” viene utilizzato dalle autorità turche per indicare la resa, la cattura o l’uccisione dei terroristi.

Lo stesso giorno in cui il ministro turco ha rilasciato tali dichiarazioni, l’agenzia di stampa nazionale Anadolu ha riferito che le forze turche, sostenute dall’Esercito siriano libero (Esl), starebbero avanzando nel territorio siriano e avrebbero preso il controllo della città di Jinderes, situata nel distretto di Afrin. Stando al quotidiano turco Hurriyet Daily News, Jinderes sarebbe la quinta città siriana sottratta alle People’s Protection Units (YPG).

Negli scorsi mesi, le truppe turche avevano già colpito alcune postazioni dei soldati turchi nel nord dell’Iraq. Il 1 febbraio, lo Stato Maggiore turco aveva annunciato di aver neutralizzato 49 terroristi del PKK nel territorio iracheno. In tale occasione, la Turchia aveva affermato che i raid aerei avrebbero fatto parte dell’operazione Ramo d’Olivo. Qualche giorno prima, il 23 gennaio, Ankara aveva lanciato raid nel nord del Paese contro alcuni soldati curdi, che erano stati accusati di stare preparando un attacco al confine con la Turchia. 

Le operazioni di Ankara nel territorio iracheno si erano svolte nel contesto di un accordo tra Iraq e Turchia, mirato a contrastare i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel territorio iracheno. Il 21 gennaio, in occasione di un incontro tra il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, e il ministro degli Esteri, Ibrahim Al-Jafaari, Ankara e Baghdad avevano intrapreso le negoziazioni per condurre un’operazione congiunta mirata a contrastare la presenza dei membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) nel distretto di Sinjar, situato nel nord dell’Iraq, al confine con la Siria. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) sarebbe particolarmente attivo nel territorio settentrionale dell’Iraq, ma, recentemente, avrebbe rafforzato la sua presenza anche al confine con la Siria, al fine di sostenere le postazioni delle People’s Protection Units (YPG), situate nel nord del Paese, dove i curdi controllano circa un quarto del Paese, grazie alla collaborazione con gli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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