Crisi Etiopia: polemiche in merito alla ratifica dello stato di emergenza del Parlamento

Pubblicato il 5 marzo 2018 alle 16:21 in Africa Etiopia

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In seguito alla ratifica dello stato di emergenza da parte del Parlamento etiope, avvenuta il 2 marzo, un filmato diffuso da un sito di notizie privato ha provocato alcune polemiche in merito alla validità delle votazioni.

Venerdì 2 marzo, il Parlamento etiope ha tenuto una riunione di emergenza per esprimersi sullo stato di emergenza, imposto dal Consiglio dei ministri il 17 febbraio, in seguito alle dimissioni del premier, Hailemariam Desalegn, presentate due giorni prima. L’agenzia di stampa nazionale, Ethiopian News Agency, in seguito alle votazioni, aveva reso noto che 395 parlamentari avevano votato in favore dello stato di emergenza. Tuttavia, due giorni dopo, un sito di notizie privato ha pubblicato un filmato in cui il portavoce parlamentare, Abadula Gemeda, afferma che i voti favorevoli erano stati 346, una cifra al di sotto della soglia necessaria al raggiungimento dei 2/3 per l’approvazione della questione, come sancito dall’articolo 93 (2) della Costituzione etiope. Tale fatto ha provocato la reazione dell’opposizione, la quale ha accusato il governo di frode, nonostante Abadula si sia scusato in diretta televisiva, affermando di aver commesso un errore nel leggere i risultati e che il numero corretto era 395, come annunciato dall’agenzia di stampa nazionale.

Il quotidiano Africa News riferisce che l’episodio avrebbe potuto divenire un ulteriore terreno di scontro tra il governo e l’opposizione, in un momento in cui la tensione politica è già molto alta.

I disordini in Etiopia sono iniziati nel novembre 2015 per via del Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste sono continuante, diffondendosi anche nella regione di Amhara, dove è concentrato circa il 27% della popolazione etiope. I cittadini hanno cominciato altresì a chiedere il rilascio dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti per gli abitanti di Oromo e Amhara. Dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi. Il 15 febbraio, Hailemariam, in carica dall’agosto 2012, ha voluto cedere il potere per avviare una transizione democratica e permettere al Paese di attuare le riforme richieste dai cittadini. Tuttavia, due giorni dopo, la coalizione di governo ha proclamato uno stato di emergenza della durata di 6 mesi, imponendo una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza. Tali restrizioni prevedono il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate.

La coalizione di governo, formata da quattro partiti, quali il Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF), annuncerà la prossima settimana il successore di Hailemariam. Ad avviso di molti analisti, un membro della regione Oromo dovrebbe divenire il nuovo premier.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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