Cina: non vogliamo una guerra commerciale con gli Stati Uniti

Pubblicato il 4 marzo 2018 alle 10:37 in Cina USA e Canada

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La Cina non vuole una guerra commerciale con gli Stati Uniti ma difenderà i propri interessi, ha affermato il vice ministro degli Esteri cinese in seguito all’annuncio di Trump relativo ai dazi su acciaio e alluminio.

Domenica 4 marzo, Zhang Yesui, vice ministro degli Esteri cinese nonché portavoce parlamentare ed ex ambasciatore presso gli Stati Uniti, ha preso la parola durante un briefing in vista della sessione annuale del parlamento cinese, la cui seduta di apertura si svolgerà nella settimana entrante. In tale occasione, egli ha sostenuto che i negoziati e la reciproca apertura dei mercati costituiscono i rimedi più efficaci per risolvere gli attriti di mercato. Zhang ha altresì affermato che la Cina non intende iniziare una guerra commerciale con Washington, ma d’altronde non ha nessuna intenzione di “stare ferma a guardare” mentre gli interessi di Pechino vengono messi in pericolo. Zhang ha inoltre affermato che se le politiche vengono legiferate sulla base di assunti o giudizi errati, danneggeranno le relazioni bilaterali e innescheranno conseguenze che nessun Paese vorrebbe sperimentare.

Nella giornata di venerdì 2 marzo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato che le guerre commerciali sono giuste e facili da vincere. Tale affermazione fa seguito alla decisione del presidente di imporre dazi del 25% sui prodotti in acciaio e del 10% sugli oggetti in alluminio, risoluzione che ha immediatamente innescato una flessione del dollaro americano sui mercati e un acceso dibattito internazionale.

Le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, ossia le due maggiori economie mondiali, sono aumentate da quando Trump si è insediato alla Casa Bianca nel 2017, e sebbene Pechino sia coinvolto solo in parte nelle importazioni di acciaio verso Washington, l’enorme espansione industriale cinese ha contribuito a produrre un eccesso nell’offerta globale di acciaio che ha provocato il conseguente abbassamento dei prezzi dello stesso. Sta aumentando il consenso, da ambo i partiti politici americani, verso una politica di contenimento della potenza commerciale cinese tramite restrizioni statunitensi sugli scambi con le industrie straniere.
Trump ha fin da subito cercato di individuare un percorso più bilanciato negli scambi commerciali con la Cina, e sta inoltre considerando di imporre sanzioni commerciali su Pechino nel quadro di un’indagine detta “Section 301”, la quale è volta a far luce sulle pratiche cinesi in merito alla proprietà intellettuale e sulla sospetta pressione esercitata dalla Cina sulle aziende straniere affinché realizzino trasferimenti tecnologici nella regione. L’amministrazione Trump ha affermato che gli Stati Uniti hanno incoraggiato, sbagliando, l’adesione della Cina alla World Trade Organization nel 2001, sulla base di condizioni che non sono riuscite a far aprire l’economia di Pechino verso i mercati esteri.

Il progetto di Trump sui dazi doganali ha suscitato violenti reazioni dei suoi partner commerciali e dell’Unione Europea, la quale da Bruxelles ha avanzato l’ipotesi di attuare contromisure di salvaguardia per preservare la stabilità del mercato internazionale. A comunicarlo è stato il portavoce dell’esecutivo comunitario, Alexander Winterstein. La Francia ha affermato che tali dazi sono inaccettabili, e la Cina ha esortato Trump a dar prova di moderazione. Il Canada, che è il maggior rifornitore di acciaio e alluminio degli Stati Uniti, ha annunciato che, qualora sarà colpito negativamente da tali dazi, prenderà contromisure verso Washington.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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