Crisi Etiopia: minacce ai membri del Parlamento in vista del 2 marzo

Pubblicato il 28 febbraio 2018 alle 17:26 in Africa Etiopia

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Il commando statale incaricato di assicurare lo stato di emergenza in Etiopia ha messo in guardia le autorità in merito alla presenza di individui che stanno minacciando alcuni membri del Parlamento. Secondo quanto riportato da Africa News, gli ufficiali etiopi avrebbero ricevuto lamentele da parte di legislatori e politici, i quali sarebbero stati infastiditi da parte di individui sconosciuti. Il ministro della Difesa etiope, Siraj Fegessa, ha riferito che le mosse intimidatorie si sono verificate dopo che alcuni attivisti avevano diffuso online i numeri di telefono di numerosi politici, chiedendo alle lobby di convincerli a votare contro la ratifica dello stato di emergenza.

I membri del Parlamento etiope, attualmente in pausa, venerdì 2 marzo, sono stati chiamati a convocare un meeting di emergenza per discutere sulla situazione politica del Paese. Nell’occasione, dovranno esprimersi sull’estensione a 6 mesi dello stato di emergenza, in vigore dal 17 febbraio, in seguito alle dimissioni del premier Hailemariam Desalegn. La mattina dei 15 febbraio, l’ex primo ministro ha deciso di dimettersi, dichiarando di voler cedere la guida della coalizione di governo, formata da quattro partiti, quali il Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). La sua decisione ha seguito un periodo di tensione politica, iniziato nel novembre 2015 contro il Master Plan adottato da Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo. Nonostante il piano fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le manifestazioni sono continuante, diffondendosi anche nella regione di Amhara, dove è concentrato circa il 27% della popolazione etiope. I cittadini hanno cominciato altresì a chiedere il rilascio dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti per gli abitanti di Oromo e Amhara. Dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi.

Lo stato di emergenza impone diversi divieti, tra cui l’organizzazione di riunioni non autorizzate, la promozione della propaganda politica e indire scioperi e proteste che potrebbero ostacolare l’ordine pubblico. A tali direttive si aggiunge che gli agenti avranno il potere di trattenere ogni individuo sospettato di aver violato l’ordiste costituzionale, di ispezionare la sua abitazione e la sua macchina senza alcun mandato. 

Il 23 febbraio, Human Rights Watch ha lanciato un appello, rendendo noto che lo stato di emergenza rischierà di ridurre ulteriormente lo spazio per un’attività politica pacifica. Ad avviso dell’organizzazione umanitaria, il governo di Addis Abeba dovrebbe eliminare velocemente le restrizioni che violano la libertà di associazione e di espressione, e dovrebbe impegnarsi a tutelare i propri cittadini.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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