Crisi Etiopia: meeting di emergenza del Parlamento convocato per il 2 marzo

Pubblicato il 27 febbraio 2018 alle 10:33 in Africa Etiopia

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I membri del Parlamento etiope sono stati chiamati a convocare un meeting di emergenza, previsto per venerdì 2 marzo, per discutere sulla situazione politica del Paese, dove vige lo stato di emergenza dal 17 febbraio. È quanto riporta il quotidiano etiope, The Reporter, il quale spiega che la Costituzione prevede che il Consiglio dei ministri presenti lo stato di emergenza al Parlamento entro 48 ore dalla sua proclamazione o, nel caso in cui il Parlamento si trovi in pausa, entro 15 giorni. Dal momento che attualmente il Parlamento etiope era in pausa, il meeting di emergenza si terrà entro il 15esimo giorno dalla proclamazione dello stato di emergenza. È previsto altresì che giovedì primo marzo la coalizione di governo inizi un congresso per la nomina del nuovo premier, che verrà proclamato entro il 3 marzo.

Lo stato di emergenza è stato dichiarato in seguito alle dimissioni del premier Hailemariam Desalegn, presentate il 15 febbraio. Hailemariam, in carica dall’agosto 2012, era il leader del Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), uno dei quattro partiti della coalizione governativa che controlla tutti i 447 seggi del Parlamento di Addis Abeba. Gli altri tre partiti sono l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). La sua decisione ha seguito un periodo di tensione politica, iniziato nel novembre 2015 contro il Master Plan adottato da Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo. Nonostante il piano fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le manifestazioni sono continuante, diffondendosi anche nella regione di Amhara, dove è concentrato circa il 27% della popolazione etiope. I cittadini hanno cominciato altresì a chiedere il rilascio dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti per gli abitanti di Oromo e Amhara. Dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi.

Nonostante l’Unione Europea abbia messo in guardia le autorità etiopi e la comunità internazionale in merito allo stato di emergenza, considerato dannoso per la stabilità del Paese del Corno d’Africa, un editoriale del quotidiano etiope The Ethiopian Herald ritiene che la transizione di potere in corso sarà molto positiva. Occorre sapere che lo stato di emergenza impone diversi divieti, tra cui l’organizzazione di riunioni non autorizzate, la promozione della propaganda politica e indire scioperi e proteste che potrebbero ostacolare l’ordine pubblico. A tali direttive si aggiunge che gli agenti avranno il potere di trattenere ogni individui sospettato di aver violato l’ordiste costituzionale, di ispezionare la sua abitazione e la sua macchina senza alcun mandato. Tuttavia, l’editoriale del quotidiano etiope spiega che la decisione di Hailemariam di dimetteresti pacificamente riflette la profonda riforma nazionale avvenuta nel corso degli anni passati. Per di più, la mossa dell’ex premier dovrebbe essere considerata una lezione utile a tutti quei leader africani che ritengono tale decisione incomprensibile. L’editoriale conclude affermando che, affinché l’Etiopia tragga beneficio da quanto accaduto, è necessario che la transizione democratica consideri le componenti etniche della popolazione, e che il nuovo leader sia capace di guadagnare nuovamente la fiducia dei cittadini.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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