Salari dei Peshmerga spariti dal budget del Pentagono

Pubblicato il 26 febbraio 2018 alle 6:01 in USA e Canada

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La proposta di bilancio per il prossimo anno fiscale dell’amministrazione Trump non comprende più i pagamenti relativi ai salari dei Peshmerga, nonostante il Pentagono continui ad addestrare i loro combattenti.

In un articolo pubblicato su al-Monitor, Jack Detsch spiega che il Dipartimento della Difesa aveva richiesto 365 milioni di dollari in stipendi per i Peshmerga, da erogare entro il 30 settembre 2017, senza tuttavia effettuare alcun pagamento. Il primo ministro iracheno, Haider al-Abasi, aveva concordato di occuparsi di tali salari nel mese di ottobre ma, secondo quanto riportato da un report dell’ispettore Generale statunitense, alla data di febbraio 2018 i combattenti non hanno ancora percepito alcun pagamento. Uno dei portavoce del Pentagono, Eric Pahon, ha spiegato che i legislatori devono ancora valutare la richiesta del Pentagono da 716 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2019. La richiesta di bilancio del presidente Donald Trump per l’anno che è iniziato il primo ottobre, invece, prevede 850 milioni di dollari per addestrare ed equipaggiare le truppe irachene. Parte di tale importo, pari a circa 290 milioni, potrebbe ancora essere destinata a 150.000 Peshmerga in fondi operativi di sostegno.

Tale cambiamento di atteggiamento da parte degli USA, spiega l’autore, si è verificato in seguito alla marginalizzazione dei curdi da parte delle autorità di Baghdad, dopo il referendum per l’indipendenza del Kurdistan Regional Government (KRG), tenutosi il 25 settembre 2017. Ne è conseguito che i funzionari statunitensi e dei Peshmerga si stanno trovando in disaccordo sull’assistenza che sta venendo effettivamente fornita ad Erbil, dal momento che Baghdad deve autorizzare qualsiasi spedizione di armi alle truppe curde. “In questo momento, gli iracheni stanno fermando un sacco di cose”, ha spiegato Michael Knights, ricercatore presso il Washington Institute for Near East Policy. 

Sebbene il Pentagono riconosca che i Peshmerga sono stati di grande aiuto alla coalizione internazionale a guida statunitense contro l’ISIS fin dall’inizio della battaglia per liberare Mosul, il 17 ottobre 2016, le forze curde stanno riscontrando difficoltà nel ricevere le attrezzature statunitensi. Inoltre, nel dicembre 2017, spiega Jack Detsch, gli ufficiali della coalizione hanno reso noto che 5.200 consulenti americani in Iraq hanno smesso di assistere i Peshmerga, poiché il Pentagono si era detto intenzionato a ridurre il loro supporto.

Le forze americane hanno addestrato 26.000 combattenti Peshmerga da quando è iniziata la lotta contro l’ISIS, nell’estate del 2014. Detsch conclude che, anche se i finanziamenti sembrano attraversare un momento di tensione, gli Stati Uniti e i curdi iracheni continuano a mantenere aperto il dialogo, dal momento che i combattenti curdi svolgono un ruolo importante, contrastando e contenendo la penetrazione dell’influenza sciita, appoggiate dall’Iran. Non a caso, il 19 ottobre 2017, il Congresso americano aveva minacciato di sospendere l’invio di armi all’esercito iracheno, se questo non avesse impedito che gli equipaggiamenti militari continuassero a finire in mano alle milizie sciite appoggiate dall’Iran. Tale minaccia era stata avanzata in quanto i Peshmerga avevano accusato le Popular Mobilization Units (PMU), organizzazione locale sciita sostenuta da Teheran, di aver utilizzato armi di produzione americana. Tale notizia aveva sollevato diverse critiche, soprattutto da parte di quegli ufficiali statunitensi che, da lungo tempo, temevano che gli equipaggiamenti americani finissero nelle mani di gruppi sponsorizzati dall’Iran.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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