Sud Sudan: membri dell’esercito sospettati dall’Onu di crimini di guerra

Pubblicato il 24 febbraio 2018 alle 14:39 in Africa Sud Sudan

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Un recente rapporto Onu ha identificato oltre 40 soldati dell’esercito sud sudanese sospettati di essere colpevoli di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità.

Venerdì 23 febbraio, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto che perora la causa secondo la quale i diffusi e sistematici attacchi contro i civili nella regione sono “responsabilità dei singoli individui al comando”. Tra i criminali rientrerebbero otto tenenti generali e tre governatori di Stato. Secondo quanto divulgato dal pannello di inchiesta della Commissione Onu sui Diritti Umani nel Sudan del Sud, i dati scritti nel rapporto sono basati sulla consultazione di centinaia di testimoni, in aggiunta all’ausilio di immagini satellitari e circa 60mila documenti che risalgono allo scoppio della guerra, nel dicembre 2013.

Il rapporto dell’Onu analizza alcuni “scioccanti casi di crudeltà contro civili, ai quali sono stati cavati gli occhi, o che sono stati sgozzati o sottoposti a castrazione”. Il documento spiega che simili episodi cruenti sono avvenuti durante le principali cinque battaglie combattute tra le truppe regolamentari del Paese e i ribelli nel corso del 2016 e del 2017. Lo studio prosegue adducendo la testimonianza di una madre che è stata costretta ad assistere allo stupro del figlio nei confronti della nonna, mentre l’intera famiglia era tenuta in ostaggio. Un altro esempio analizzato dall’Onu è il caso in cui una donna di 85 anni ha affermato di essere stata vittima di uno stupro di massa, ed essere stata poi costretta a osservare l’assassinio del marito e del figlio. Il rapporto documenta inoltre ciò che il membro della Commissione Onu Andrew Clapham ha definito “un evidente schema di persecuzione su base etnica, nella maggioranza dei casi per opera di forze governative che dovrebbero essere perseguite per i crimini da loro compiuti contro l’umanità”.

Un portavoce del governo del Paese, il responsabile degli affari esteri Mawien Makol, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che, una volta appurata l’identità dei responsabili, le autorità sono intenzionate a riconoscere la colpevolezza per ogni crimine e intentare un giusto processo, aggiungendo che il Sud Sudan è amministrato da un governo “coscienzioso”. Finora, le accuse formali nei confronti di membri dell’esercito o di funzionari di governo del Paese incolpati di crimini contro i civili sono state molto poche.

Non è detto che le prove rinvenute dal pannello Onu si concretizzino in una accusa formale; ciò dipende da una futura delibera dell’Unione Africana. Nel contesto di un accordo di pace firmato nel 2015 e poi decaduto l’anno successivo, l’Unione Africana e il Sudan del Sud avrebbero dovuto creare un tribunale ibrido, composto tanto da membri sud sudanesi quanto da giudici di altri Paesi africani, con l’obiettivo di processare chi di dovere per le atrocità che continuano a essere commesse nel Paese. La Commissione Onu preposta, nel 2017, ha affermato che l’Unione Africana si sta rendendo complice dei versamenti di sangue nella regione poiché non riesce a garantire la regolare creazione di tale tribunale. Le Nazioni Unite hanno ancora una volta esortato alla costituzione dello stesso venerdì 23 febbraio. In tale occasione, il capo della commissione, Yasmin Sooka, ha affermato che il tribunale dovrebbe essere stabilito nell’immediato e l’accusa potrebbe così iniziare a lavorare subito ai verdetti; seguendo le direttive del trattato di pace, inoltre, chi è accusato di crimini o reati non dovrebbe più ricoprire il suo mandato.

Le prossime elezioni sono previste per il 2018, secondo quanto stabilito dall’accordi di pace del 2015. Tuttavia alcuni governi, tra cui quello degli Stati Uniti, stanno cercando, finora invano, di portare le due fazioni in lotta alla stipula di un cessate-il-fuoco immediato, per poter garantire delle regolari elezioni.

Il Sud Sudan, territorio ricco di risorse petrolifere, ha ottenuto ufficialmente l’indipendenza dal vicino Sudan nel 2011. Tuttavia, nel dicembre 2013 in Sudan del Sud si è verificato un tentato golpe nel quale le forze leali al presidente Salva Kiir, di etnia dinka, si sono scontrate con quelle ribelli fedeli all’ex vicepresidente Riech Machar, di etnia nuer, esonerato a luglio dello stesso anno per via dei forti contrasti con Kiir. Da quel momento la regione è dilaniata da una guerra civile, e si annovera che almeno 50mila persone siano state uccise nel corso di questo conflitto etnico. Oltre 4 milioni di persone, ossia un terzo della popolazione totale, è stato costretto a lasciare il Paese per via delle violenze.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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