Human Rights Watch: ex bambini di al-Shabaab maltrattati e torturati dal governo

Pubblicato il 23 febbraio 2018 alle 10:31 in Africa Somalia

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I bambini somali sospettati di avere legami con il gruppo terroristico al-Shabaab vengono detenuti in celle come gli adulti. È quanto ha denunciato Human Rights Watch (HRW) in un report pubblicato il 21 febbraio, in cui fa luce sulle violazioni e gli abusi subiti dai ragazzi presi in custodia dal governo di Mogadiscio, poiché ritenuti essere legati ai jihadisti somali.

Nonostante il governo abbia promesso all’Onu di liberare i minori, facendoli passare sotto la protezione dell’Unicef per essere riabilitati, finora, le autorità regionali non sono state in grado di mantenere la parola data, continuando a commettere violazioni dei diritti umani. Una ricercatrice di HRW, Laetitia Bader, ha riferito che i bambini, dopo aver sofferto molto nelle mani dei jihadisti, continuano a subire abusi anche una volta sotto la custodia del governo. Il report di HRW è basato sulle interviste a 80 minori che, dopo aver trascorso molto tempo tra le fila di al-Shabaab, sono stati trattenuti dall’intelligence somala, hanno subito processi presso corti militari e sono stati messi in prigione più volte.

Secondo le Nazioni Unite, dal 2015, le autorità della Somalia hanno trattenuto centinaia di ragazzi sospettati di essere associati al gruppo terroristico, nonostante il Paese sia obbligato a riconoscere la situazione speciale in cui versano i bambini, in linea con il diritto internazionale, i quali necessitano assistenza e di intraprendere un processo di reintegrazione. Le forze di sicurezza somale, al contrario, non hanno trattato i casi che riguardavano i minori nel modo adeguato. Una volta arrestati, i ragazzi vengono generalmente interrogati dagli ufficiali dell’intelligence, della National Intelligence and Security Agency (NISA) a Mogadiscio, o ralla Puntland’s Intelligence Agency (PIA) a Bosasso. Queste decidono poi come categorizzarli, quanto trattenerli e in che modo poi passarli sotto la protezione dell’Unicef. Tuttavia, in queste fasi, i bambini subiscono maltrattamenti e abusi, venendo spesso isolati dai genitori e minacciati, talvolta anche torturati e picchiati per ottenere confessioni. Un 16enne ha riferito a HWR di essere stato chiuso in una cella per settimane, venendo picchiato di notte, senza che nessuno gli fornisse poi assistenza medica.

Alla luce di tutto ciò, HRW chiede al governo somalo di interrompere immediatamente tali pratiche, e di permettere l’intervento dell’Unicef per assicurare la protezione dei minori. Rivolgendosi ai partner internazionali, l’organizzazione umanitaria ha chiesto di segnalare qualsiasi caso sospetto di maltrattamento per prevenire e contrastare l’abuso dei minori.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un’organizzazione jihadista fondata nel 2006 e affiliata ad al-Qaeda, che mira a rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la sharia. Il Country Report on Terrorism 2016 del governo americano ha inserito la Somalia al primo posto tra i Paesi considerati “safe heavens” (rifugio sicuro) del terrorismo in Africa. Con tale termine, vengono indicati quegli Stati in cui le organizzazioni terroristiche sono in grado di operare liberamente per colpa di una governance locale inadeguata e incapace di contrastare le attività terroristiche. Secondo il rapporto, la capacità di al-Shabaab di operare indisturbatamente nel Paese è stata dovuta, in larga parte, alla fallibilità delle operazioni anti-terrorismo portate avanti dal governo. L’attacco più mortale compiuto da al-Shabaab in Somalia si è verificato il 14 ottobre 2017, a Mogadiscio, dove l’esplosione di autobombe ha ucciso più di 500 persone.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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