Egitto: condanne a morte per 21 terroristi

Pubblicato il 23 febbraio 2018 alle 9:24 in Africa Egitto

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Un tribunale egiziano ha condannato a morte 21 persone, tra le quali 16 in contumacia, accusate di essere estremisti e di aver costruito bombe e pianificato attacchi terroristici contro infrastrutture pubbliche e private. Tra le accuse imputate ai sospettati vi è anche la formazione di un gruppo illegale.

La sentenza, pronunciata giovedì 22 febbraio, ha condannato 21 persone, che erano state arrestate nel 2015. In tale occasione, il tribunale egiziano ha altresì condannato 4 persone all’ergastolo, che in Egitto equivale a una detenzione di 25 anni, e 3 a 15 anni di prigione. Coloro che erano presenti in tribunale quando la corte ha pronunciato il verdetto hanno la possibilità di fare ricorso in appello entro 60 giorni.

Si tratta dell’ultimo caso di condanna a morte nei confronti di persone accusate di essere terroristi. Precedentemente, lunedì 19 febbraio, un tribunale egiziano aveva condannato alla pena capitale 4 sospettati per aver fondato una cellula terroristica e aver tentato di assassinare un giudice.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, a partire dal 3 luglio 2013, giorno in cui l’attuale presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, aveva rovesciato con un colpo d stato il governo del predecessore, Mohammed Morsi, l’Egitto avrebbe condannato a morte centinaia di islamisti, tra i quali membri e sostenitori della Fratellanza Musulmana e avrebbe giustiziato decine di persone.

Il 26 dicembre 2017, le autorità egiziane avevano giustiziato 15 prigionieri condannati a morte per aver perpetrato un attentato contro un posto di blocco dei militari egiziani nella penisola del Sinai nel 2013. L’attacco aveva causato la morte di 8 soldati e di un ufficiale. Si era trattato della più grande esecuzione di massa nel Paese dal 2015, quando 6 jihadisti erano stati uccisi.

Nel 2017, il numero delle condanne alla pena di morte emesse dai tribunali egiziani era aumentato in modo significativo. Si parla di almeno 186 casi. In merito alla questione, il direttore dell’organizzazione britannica per i diritti umani, Reprieve, Maya Foa, aveva dichiarato: “Queste condanne a morte ed esecuzioni costituiscono un’evidente violazione del diritto internazionale. In Egitto, i processi non soddisfano gli standard minimi che garantiscono un giusto processo e ciò è particolarmente evidente nei processi di massa e nei tribunali militari, come in questo caso”.

Nelle ultime settimane, Al-Sisi ha introdotto un giro di vite nei confronti degli estremisti che si trovano nel Paese. Il 9 febbraio, in particolare, l’esercito egiziano aveva annunciato l’inizio di un’operazione militare, Sinai 2018, nel territorio settentrionale e centrale della Penisola del Sinai e in alcune zone del delta del Nilo, che costituiscono uno dei focolai dello Stato Islamico.

Giovedì 22 febbraio, l’esercito egiziano ha rivelato che durante le due settimane di combattimenti, nel contesto dell’Operazione Sinai 2018, sono stati uccisi 71 terroristi e sono morti 7 militari. In questo contesto, il colonnello Tamer Rifai ha dichiarato che l’operazione continuerà fino a quando non saranno stati raggiunti gli obiettivi prefissati, ovvero ripulire il territorio centrale e settentrionale del Sinai dai terroristi.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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