Parlamento: presentata la Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2017

Pubblicato il 22 febbraio 2018 alle 6:01 in Europa Italia

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Il Parlamento ha pubblicato la Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza della Repubblica 2017, documento introdotto dalla legge 124 del 3 agosto 2007, in cui vengono analizzate le sfide che si sono presentate nel corso dell’anno appena trascorso in termini di sicurezza.

La relazione del 2017 è articolata in cinque diversi blocchi, attraverso i quali viene fatto luce sulle principali minacce con cui l’intelligence italiana si è dovuta confrontare, a tutela della sicurezza nazionale. Tali blocchi comprendono: il terrorismo jihadista, le crisi regionali e gli attori globali, il fenomeno migratorio, le minacce al Sistema Paese e, infine, la minaccia eversiva e l’attivismo estremista.

In merito alla minaccia jihadista, la relazione spiega che il terrorismo di tale matrice ha occupato un posto di priorità assoluta nelle agende di sicurezza, così come nelle attività di collaborazione internazionale. In particolare, lo Stato Islamico è stata l’organizzazione protagonista, seguita da al-Qaeda, determinata a riappropriarsi del centro della scena. Nonostante il primo sia stato sconfitto militarmente in Siria e in Iraq, potrebbe continuare ad essere in grado di colpire l’Occidente e, in particolare, l’Europa, non solo attraverso lupi solitari, ma anche attraverso cellule ben addestrate. Gli attentati di matrice jihadista che hanno colpito l’Europa nel 2017 hanno confermato che nel nostro continente la minaccia è ancora molto alta. Anche se la quasi totalità degli incidenti è stata causata da lupi solitari, gli attacchi di Barcellona e di Cambrils del 17-18 agosto, perpetrati da una cellula di almeno 10 membri legati più o meno da vincoli parentali, hanno dimostrato che gli attentati possano ancora essere articolati. Alla luce di ciò, la minaccia per l’Italia continua ad essere concreta, soprattutto perché sono presenti nel nostro territorio individui radicalizzati o che divengono esposti a processi di radicalizzazione. Secondo la relazione, è emblematica la forza persuasiva detenuta dalla propaganda jihadista, che si è rivelata in grado di innescare derive violente in individui che erano apparentemente integrati. Dall’altra parte, nel 2017 al-Qaeda è rimasta impegnata a perseguire i suoi obiettivi di lungo periodo, continuando ad essere attiva nelle aree del Maghreb, Sahel, Penisola Arabica, Corno d’Africa e Siria. Il documento spiega che la galassia qaedista continua ad attrarre un numero significativo di gruppi minori, soprattutto dall’Asia meridionale, sud-est asiatico e Libia. La capacità attrattiva sarebbe stata individuata nella sua consolidata struttura ideologica, ad avviso dell’intelligence italiana, che propone un modello socio-politico alternativo sia alle liberal democrazie occidentali, sia ai modelli del mondo islamico che vengono considerati apostati. Nonostante le branche di al-Qaeda si concentrino su progettualità terroristiche regionali, continuano ad essere in grado di pianificare attacchi anche oltre il proprio ambito operativo, fino ad arrivare a colpire l’Occidente.

Per quanto riguarda il fenomeno dei foreign fighter, alla luce delle sconfitte militari dello Stato Islamico in Siria e in Iraq, nel corso del 2017, è stata posta una particolare attenzione sul possibile rientro di individui che erano partiti per unirsi alle fila dell’organizzazione terroristica. In particolare, le autorità italiane temevano, e continuano a temere, un “effetto blowback”, il quale prevede che, una volta rientrati nel Paese di origine, gli ex foreign fighter decidano di passare all’azione. L’aver ricevuto un addestramento militare all’estero, nelle zone di guerra, unito al carisma subito da parte dei combattenti veterani con cui sono stati a contatto, rende i cosiddetti returnees particolarmente pericolosi. Tuttavia, viene sottolineato nel documento che alle perdite territoriali in Medio Oriente, non è ancora corrisposto il ritorno di massa che era stato previsto. A questo è stato contrapposto un ridispiegamento delle forze jihadiste in diverse aree del Nord Africa, in Asia Centrale, nel Caucaso e nel sud-est asiatico. Non c’è da escludere la possibilità che alcuni ex-militanti possano decidere di rientrare in patria in maniera controllata, consegnandosi alle autorità e chiedendo assistenza.

Le autorità italiane continuano a porre un’attenzione particolare sull’area balcanica, considerata una sorta di hub per il reclutamento, nonché un supporto logistico per gli aspiranti combattenti. In tale regione gli estremisti e le reti criminali si muovono e si intrecciano di pari passo, creando network potenzialmente molto pericolosi, in quanto alle porte del territorio europeo. Occorre sapere che, nel 2017, l’Italia non ha registrato alcuna nuova partenza verso il teatro siro-iracheno, mentre ha affrontato il primo caso di returnee. Si è trattato di una donna, la quale si era convertita ed era partita per la Siria nel 2014 con il marito, morto poi nel corso del conflitto.

La Relazione annuale viene presentata dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Direttore generale del DIS, alla presenza dei Vertici del Dis, dei Direttori delle due Agenzie (AISE e AISI), dei Ministri del Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (CISR), dei componenti del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR) e degli organi di stampa.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Sofia Cecinini

di Redazione

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