Crisi politica Etiopia: terzo giorno di sciopero a Gondar

Pubblicato il 22 febbraio 2018 alle 8:36 in Africa Etiopia

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Gli abitanti della città di Gondar, situata nella regione di Amhara, nel nord dell’Etiopia, stanno scioperando da tre giorni per protestare contro la proclamazione dello stato di emergenza da parte del governo, annunciata il 18 febbraio, per la durata di 6 mesi. Secondo alcune testimonianze, lo sciopero ha reso la città deserta, dal momento che i negozi continuano a rimanere chiusi, i trasporti non funzionano e molti uffici governativi non stanno aprendo. Pattuglie militari stanno perlustrando le strade. Nonostante le proteste siano state bandite con la dichiarazione dello stato di emergenza, gli abitanti di Gondar stanno continuando a scioperare.

La regione Amhara, insieme a Oromo, costituiscono i principali teatri delle manifestazioni contro il governo, scoppiate nel novembre 2015 per chiedere riforme democratiche. Secondo quanto riferito da Amnesty International, le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ad un eccessivo uso della forza contro la popolazione per reprimere le proteste, uccidendo, entro la fine del 2016, almeno 800 persone. Il 3 gennaio 2018, il governo etiope ha annunciato la liberazione di tutti i prigionieri politici, con l’obiettivo di incoraggiare la riconciliazione nazionale. Nonostante ciò, le proteste sono continuate e, il 15 febbraio, il primo ministro etiope, Hailemariam Desalegn, ha presentato le dimissioni, dichiarando di voler cedere la guida del governo per poter avviare le riforme necessarie alla pace e alla democrazia. 

Al-Jazeera English riporta che, ad avviso di molti esperti, l’Etiopia si trova di fronte a un punto di volta storico molto importante, in quanto ha la possibilità di avviare una vera transizione democratica. Occorre ricordare che l’Etiopia è lo Stato africano indipendente più antico, in quanto non è mai stato colonizzato, a parte una piccola parentesi italiana dal 1936 al 1941 sotto Benito Mussulini. Per tali ragioni, il Paese possiede un patrimonio culturale unico e costituisce un simbolo di indipendenza. Ad oggi, è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza, ed è previsto che diventi il primo esportatore di energia dell’area e anche lo Stato più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente.

Non è la prima volta che l’Etiopia affronta la dichiarazione di uno stato di emergenza, in quanto dal novembre 2016 all’agosto 2017, il governo di Addis Abeba, per cercare di fronteggiare le proteste, aveva bandito qualsiasi forma di manifestazione. In quel periodo, le autorità sono state accusate altresì di aver violato i diritti umani e di aver commesso abusi nei confronti dei cittadini.

Hailemariam, salito al potere nell’agosto 2012, era il leader del Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), uno dei quattro partiti della coalizione governativa che controlla tutti i 447 seggi del Parlamento di Addis Abeba. Gli altri tre partiti sono l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). Le sue dimissioni hanno aperto un dibattito in merito al suo successore all’interno del partito di governo, che sarebbe dovuto andare nuovamente alle elezioni nel 2020. Lo stato di emergenza, tuttavia, preoccupa particolarmente i gruppi difensori dei diritti umani, in quanto la sospensione delle proteste e la violazione dei diritti non è una mossa positiva, ad avviso di Fisseha Tekle, ricercatore del Corno d’Africa per Amnesty International. “Il governo etiope non sta imparando dagli errori passati, ma sta cercando di sedare i disordini con il solito metodo, che è l’uso della forza”, ha precisato il ricercatore.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Sofia Cecinini

di Redazione

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