Crisi politica Etiopia: UE mette in guardia sullo stato di emergenza

Pubblicato il 21 febbraio 2018 alle 6:01 in Africa Etiopia

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L’Unione Europea ha messo in guardia il governo dell’Etiopia in merito alla decisione di imporre lo Stato di emergenza per risolvere la situazione politica e attuare nuove riforme.

Il portavoce dell’Azione Esterna e delle Politiche della Sicurezza dell’UE, Catherine Ray, ha riferito che l’attuale situazione nel Paese del Corno d’Africa rischia di allontanare gli obiettivi di democratizzazione. Come si legge nel comunicato ufficiale, “è della massima importanza che lo Stato di emergenza venga limitato il più possibile nel tempo e che vengano rispettati i diritti umani e le libertà fondamentali sancite dalla Costituzione dell’Etiopia”. Ad avviso dell’Unione Europea, inoltre, il futuro governo di Addis Abeba dovrà avere la capacità di portare a termine riforme efficaci per gestire le rimostranze tra le autorità e la popolazione. Un dialogo costruttivo tra tutti gli attori coinvolti, quali le forze al governo, l’opposizione, i media e la società civile, inoltre, sarebbe molto importante per raggiungere una soluzione pacifica della crisi.  

Il 15 febbraio, il primo ministro etiope, Hailemariam Desalegn, ha presentato le dimissioni dichiarando di voler cedere la guida del governo per poter avviare le riforme necessarie alla pace e alla democrazia. Hailemariam, salito al potere nell’agosto 2012, era il leader del Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), uno dei quattro partiti della coalizione governativa che controlla tutti i 447 seggi del Parlamento di Addis Abeba. Gli altri tre partiti sono l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). Il 16 febbraio, la coalizione di governo etiope ha accettato le dimissioni, stabilendo che, fino a quando non verrà nominato il sostituto, Hailemariam continuerà a svolgere le sue funzioni. Tuttavia, il 18 febbraio, in seguito ad una riunione di gabinetto che avrebbe dovuto decidere il successore del premier, il governo etiope ha annunciato lo stato di emergenza per i prossimi 6 mesi, nel tentativo di calmare i disordini politici.  

Le dimissioni del premier hanno seguito un periodo di tensione politica, iniziato nel novembre 2015 contro il Master Plan adottato da Addis Abeba, che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione di Oromo. Nonostante il piano fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le manifestazioni sono continuante, e le autorità hanno attuato una risposta molto dura. Secondo quanto riferito da Amnesty International, le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ad un eccessivo uso della forza contro la popolazione, uccidendo, entro la fine del 2016, almeno 800 persone. Con il passare dei mesi, le manifestazioni hanno invaso tutto il Paese per protestare contro le restrizioni politiche. Il 3 gennaio 2018, il governo etiope ha annunciato la liberazione di tutti i prigionieri politici, con l’obiettivo di incoraggiare la riconciliazione nazionale. Secondo quanto riferito dall’emittente britannica BBC, i prigionieri politici dell’Etiopia erano attivisti dell’opposizione e giornalisti.

Secondo quanto riportato dal quotidiano etiope, The Ethiopian Herald, alcuni esperti locali ritengono che la decisione di Desalegn sia stata saggia. Il professor Constantinos Behre, dell’Università di Addis Abeba, ad esempio, ha spiegato che le dimissioni del premier indicano l’avvio di una transizione democratica del Paese del Corno d’Africa. “Un leader in carica con tali poteri dovrebbe stare al potere per tutto il mandato nelle nazioni sviluppate. Dal momento che la natura della sua responsabilità è molto impegnativa, se un leader decide di trasferire il potere pacificamente è una mossa consapevole, e questo fatto gioca un ruolo chiave nel processo verso la democrazia”, ha spiegato il professore. A suo avviso, la decisione di Hailemariam è esemplare per la storia dell’Etiopia, e può essere considerata emblematica per tutta l’Africa, dove la democrazia non si è ancora ben sviluppata.  

L’Etiopia è lo Stato africano indipendente più antico, in quanto non è mai stata colonizzata, a parte una piccola parentesi italiana dal 1936 al 1941 sotto Benito Mussulini. Per tali ragioni, il Paese possiede un patrimonio culturale unico e costituisce un simbolo di indipendenza. Ad oggi, l’Etiopia è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. È previsto che lo Stato africano diventi il primo esportatore di energia dell’area e anche il Paese più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente. Nonostante l’instabilità politica, l’Etiopia è particolarmente attiva nella lotta contro il terrorismo locale, effettuando operazioni contro al-Qaeda e al-Shabaab, ed è impegnato in Sud Sudan per sostenere le sue autorità nella risoluzione della guerra civile.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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