Un bambino su 6 vive in un’area di conflitto

Pubblicato il 19 febbraio 2018 alle 6:02 in Africa Medio Oriente

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Un bambino su 6 vive in un’area di conflitto, secondo quanto emerge da un nuovo report pubblicato dall’organizzazione internazionale Save The Children. Sul podio dei Paesi peggiori per i bambini ci sarebbero Siria. Afghanistan e Somalia.

Stando alle informazioni riportare dal documento, dal titolo “The War on Children: Time to End Violations Against Children in Armed Conflict”, al momento, più di 357 milioni di bambini vivono in territori in cui sono in corso conflitti; di questi, più della metà, ovvero 165 milioni, vivono in aree di conflitto ad alta intensità e subiscono abusi, tra cui violenze fisiche e reclutamento di bambini soldato. Si tratterebbe di un aumento del 75% dal 1991.

In merito alla questione, il CEO di Save The Children, Helle Thorning, ha affermato che in queste aree i bambini possono subire gravi violazioni dei loro diritti, tra le quali uccisioni e mutilazioni, reclutamento e utilizzo dei bambini, violenza sessuale, rapimenti, attacchi contro scuole e ospedali e negazione di assistenza umanitaria. In tal senso, la Thorning dichiarato: “I bambini stanno soffrendo per cose per cui nessun bambino dovrebbe mai soffrire; dalla violenza sessuale a essere utilizzati come attentatori suicidi. Le loro case, scuole, campi da gioco sono diventati luoghi di battaglia” e ha aggiunto: “Il fallimento nel proteggere i bambini nei conflitti non deruba solo loro, ma anche i loro Paesi e il mondo intero di un futuro migliore”.

A partire dal 2010, i casi verificati in cui i bambini sono stati uccisi e mutilati sono aumentati di almeno il 300%, mentre i casi in cui è stato negato loro l’accesso umanitario hanno superato il 1.500%. In questo contesto, i dati raccolti dalle nazioni Unite dimostrano che più di 73.000 bambini sono stati uccisi o mutilati in 25 conflitti dal 2005, l’anno in cui è iniziata la raccolta di informazioni in merito alla questione.

La situazione è stata aggravata dalla mancanza di rispetto nei confronti delle regole della guerra, dall’aumento dell’utilizzo di armi esplosive nelle aree popolate e dalla natura più complessa dei conflitti moderni, che hanno costretto sempre più bambini a combattere in prima linea.

Secondo quanto riferito dal report, in Medio Oriente, è più probabile che i bambini vivano in una zona di conflitto, si parla di due quinti dei minori che abitano nella regione. Al secondo posto si colloca l’Africa, in cui il 20% dei bambini vive in aree colpite dalla guerra. Il direttore dei Programmi di Emergenza dell’UNICEF, Manuel Fontaine, ha dichiarato: “I bambini nelle zone di conflitto in tutto il mondo sono sotto attacco in maniera scioccante, con le parti in gioco che ignorano completamente le leggi internazionali”.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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