John Kerry: Arabia Saudita e Israele chiesero a Washington di bombardare l’Iran

Pubblicato il 19 febbraio 2018 alle 12:35 in Iran USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ex segretario di Stato americano, John Kerry, ha rivelato che i leader dell’Arabia Saudita e di Israele chiesero a Washington di bombardare l’Iran prima della conclusione dell’accordo nucleare del 14 luglio 2015.

Tali rivelazioni sono state rilasciate dal funzionario americano a margine della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, tenutasi dal 16 al 18 febbraio, il quale ha sottolineato che le richieste di Riad e Tel Aviv misero l’attuazione del patto nucleare a rischio. L’ex segretario, uno dei principali architetti del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), concluso dall’Iran e dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, quali Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Russia, Cina e in più la Germania, ha spiegato che quando incontrò lo staff del Ministero degli Esteri iraniano nel 2013, Teheran aveva già sviluppato tecnologie nucleari avanzate. “La richiesta di bombardare non aveva l’obiettivo di rimettere il genio nella lampada. Ora posso dirvi quanto abbiamo resistito alle richieste di Netanyahu e dell’allora re saudita Abdullah”, ha affermato Kerry, aggiungendo che anche l’ex leader egiziano, il presidente Mubarak, gli riferì che bombardare Teheran era l’unica cosa da fare.

I commenti dell’ex segretario di Stato, spiega The New Arab, sono stati rilasciati in risposta alle affermazioni di Netanyahu, il quale ha dichiarato che il patto nucleare ha permesso all’Iran di divenire ancora più aggressivo nella regione mediorientale. Ad avviso del leader israeliano, il JCPOA sarebbe simile al Munich Agreement del 1938, firmato da Germania, Francia, Italia e Regno Unito, in base al quale i territori dei Sudeti, porzioni a nord dell’allora Cecoslovacchia, vennero annessi allo Stato tedesco. L’obiettivo del patto, firmato un anno prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, era quello di assicurare la pace in Europa. Nel corso del intervento alla Conferenza di Monaco, Netanyahu ha altresì mostrato una cartina geografica per indicare le zone del Medio Oriente che, a suo avviso, stanno subendo una forte influenza di Teheran. Il leader di Israele ha aggiunto che, mentre la coalizione internazionale a guida statunitense è impegnata a liberare i territori siriani e iracheni dal controllo dei militanti dell’ISIS, l’Iran sta accrescendo fortemente il suo potere nella regione. Infine, Netanyahu ha mostrato alla platea un oggetto metallico, ritenuto essere un pezzo del drone iraniano che, il 10 febbraio, avrebbe attraversato la frontiera tra i due Paesi, contribuendo ad inasprire le tensioni tra Tel Aviv e Teheran in territorio siriano. Per tutta risposta, il ministro degli esteri iraniano, Javaad Zarif, intervenuto due ore dopo Netanyahu alla Conferenza di Monaco, ha definito i suoi commenti “deludenti”. “Questo circo di cartoni animati non merita nemmeno una risposta”, ha riferito il ministro iraniano.

Il patto nucleare firmato con l’Iran prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Fin dalla campagna elettorale, il leader della Casa Bianca si era dichiarato contrario all’accordo, definendolo uno dei “peggiori patti mai conclusi dagli Stati Uniti”. In linea con tale posizione, il 13 ottobre 2017, Trump ha annunciato la de-certificazione del JCPOA, incaricando il Congresso di modificare la legislazione relativa, al fine di contrastare più efficacemente il programma missilistico iraniano, in quanto il patto non impedisce all’Iran di testare missili. Tale decisione è stata opposta dall’Unione Europea, la quale si è schierata a favore dell’accordo nucleare, affermando che nessun Paese poteva porre fine ad un patto del genere. Successivamente, il 4 gennaio, gli Stati Uniti hanno imposto una serie di restrizioni su 5 società sussidiarie di un gruppo industriale iraniano che si occupa dello sviluppo e della produzione di missili balistici nel Paese.

Il 12 gennaio, Trump ha poi annunciato di certificare l’accordo nucleare “per l’ultima volta”. La notizia è stata resa nota in seguito a una lunga discussione sull’accordo tra il presidente, il segretario di Stato, Rex Tillerson, il consigliere per la sicurezza nazionale, H. R. McMaster e altre autorità, i quali hanno dichiarato che l’estensione è stata concordata solamente per avere più tempo per inasprire i termini del JCPOA. Lo stesso giorno, tuttavia, Washington ha varato nuove misure contro 14 tra aziende e individui iraniani a causa di violazioni dei diritti umani, censura e sostegno del programma missilistico nazionale. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.