Conferenza di Monaco: la parola all’Iran

Pubblicato il 19 febbraio 2018 alle 11:05 in Iran Medio Oriente

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Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha risposto alle minacce rivolte a Teheran da parte di Israele, dichiarando: “Se proveranno a mettere in pratica la minaccia, vedranno la risposta”.

Domenica 18 febbraio, in un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano americano NBC a margine della Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, il ministro iraniano ha affermato che l’abbattimento del jet da combattimento israeliano avrebbe distrutto il “mito dell’invincibilità” dell’esercito israeliano e ha dichiarato: “Dopo 30 anni i siriani sono riusciti ad abbattere uno dei suoi aerei. Di conseguenza, il mito dell’invincibilità di Israele, dell’esercito israeliano, si è disintegrato”. In questo senso, Zarif ha aggiunto: “La Siria è riuscita ad abbattere uno dei loro aerei utilizzando soltanto i suoi mezzi”. Il ministro fa riferimento alle accuse di Israele, secondo il quale il drone intercettato dal Paese sarebbe stato iraniano.

Sabato 10 febbraio, Israele aveva lanciato un attacco aereo in Siria, dopo aver intercettato un drone iraniano, che sarebbe partito dal territorio siriano, in particolare, dalla base aerea T4, situata nel governatorato di Homs. Le forze israeliane avrebbero abbattuto il velivolo dopo che questo aveva volato per circa un minuto e mezzo sul territorio della Valle del Giordano. In risposta all’infiltrazione del drone, otto jet da combattimento israeliani si sarebbero diretti nel territorio siriano per distruggere le postazioni dalle quali erano partiti i droni. Da parte sua, Damasco avrebbe immediatamente contrattaccato Israele, riuscendo ad abbattere un jet F-16 israeliano. In questo senso, il portavoce delle Forze israeliane aveva dichiarato: “L’Iran ha utilizzato la base negli ultimi mesi al fine di trasferire le armi da utilizzare contro Israele”.

Durante l’intervista, Zarif ha altresì commentato le affermazioni del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale, domenica 18 febbraio, durante il discorso pronunciato alla Conferenza di Monaco, aveva accusato Teheran di costituire la più grande minaccia a livello globale e aveva dichiarato che, se necessario, Israele avrebbe attaccato il Paese, affermando: “Se necessario, agiremo non soltanto contro gli alleati dell’Iran, ma anche contro l’Iran stesso”. Per tutta risposta, il ministro degli Esteri iraniano ha dichiarato: “Se proveranno a mettere in pratica questa minaccia, vedranno la risposta”.

In tale occasione, Zarif ha ribadito anche che l’Iran non sarà il primo a rinunciare all’accordo sul nucleare, anche gli Stati Uniti lo faranno e ha aggiunto: “Credo che il presidente Trump abbia provato a scappare da questo patto dal primo giorno della sua presidenza e abbia fatto tutto in cattiva fede al fine di impedire all’Iran di godersi l’accordo”. Il ministro iraniano fa riferimento al fatto che, durante la campagna elettorale, l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva criticato l’accordo sul nucleare, definendolo “il peggiore accordo di sempre”.

Negli ultimi mesi si sono verificate alcune tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran in merito alla questione del programma missilistico iraniano. Il 14 luglio 2015, Teheran aveva firmato il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) con i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia USA, Inghilterra, Francia, Russia, Cina, oltre alla Germania. Si tratta di un patto che prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. Il 13 ottobre, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato la de-certificazione dell’accordo nucleare, dopo aver accusato l’Iran di non aver rispettato lo “spirito” del patto. Il 12 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva deciso di estendere la sospensione delle sanzioni contro l’Iran, secondo quanto stabilito dall’accordo nucleare del 2015, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), “per l’ultima volta”.

Per tutta risposta, il 20 ottobre 2017, in occasione del primo discorso dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di de-certificare l’accordo sul nucleare, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, aveva annunciato che Teheran avrebbe continuato a produrre missili per scopi difensivi, dal momento che ciò non sarebbe stato in contrasto con il diritto internazionale, né avrebbe costituito una violazione degli accordi internazionali. Precedentemente, il 29 luglio 2017, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva precisato che, secondo l’accordo sul nucleare, l’Iran sarebbe tenuto soltanto a non fabbricare o testare missili con testate nucleari sottolineando che i test di missili senza testate nucleari non violerebbero l’accordo.

Sabato 17 febbraio, durante il suo intervento alla Conferenza di Monaco, il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Donald Trump, H.R. McMaster aveva esortato la comunità internazionale a non fare affari con l’Iran, dal momento che i profitti verrebbero utilizzati per finanziare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana. In questo contesto, McMaster aveva dichiarato: “Crediamo che una grande percentuale dell’economia iraniana sia controllata dalle Guardie della Rivoluzione. È giunto il momento, pensiamo id agire contro l’Iran”. Zarif ha definito le affermazioni del consigliere americano una “violazione dell’accordo” e ha aggiunto: “Non significa che l’accordo sia rotto. L’accordo è in vigore perché è supportato della comunità internazionale”.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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