I palestinesi muoiono aspettando i permessi medici da Israele

Pubblicato il 18 febbraio 2018 alle 6:02 in Israele Palestina

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Almeno 54 palestinesi sono morti nel 2017, aspettando che Israele concedesse loro i permessi per lasciare la Striscia di Gaza e sottoporsi a cure mediche, secondo il centro per i diritti umani palestinese Al-Mezan.

Stando a quanto riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nel 2017, le autorità israeliane avrebbero approvato i permessi per motivi medici soltanto nei confronti del 54% di coloro che ne avevano fatto richiesta. Si tratterebbe del dato più basso dal 2008, anno in cui l’organizzazione aveva iniziato a raccogliere informazioni sulla questione. Il rifiuto o il ritardo nella concessione del permesso, avrebbe causato il decesso di 54 palestinesi, 46 dei quali erano malati di cancro. Secondo Human Rights Watch, nel 2017, i palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza avrebbero saltato almeno 11.000 appuntamenti medici già fissati, a causa della mancata concessione dei permessi.

Nella Striscia di Gaza, gli abitanti hanno bisogno dei permessi israeliani per lasciare il territorio e recarsi a Gerusalemme o in Cisgiordania per sottoporsi a trattamenti che verrebbero pagati dall’Autorità Palestinese, secondo il quotidiano The New Arab. Stando alle informazioni fornite da Human Rights Watch, il passaggio attraverso l’attraversamento di confine di Erez, che collega la Striscia di Gaza a Israele, sarebbe limitato a quelli che i militari israeliani chiamano “casi umanitari eccezionali”, ovvero coloro che hanno gravi problemi di salute e i loro accompagnatori, oltre a importanti uomini d’affari. Nel 2017, sarebbe stato registrato meno dell1% degli attraversamenti registrati nel settembre del 2000.

Negli ultimi anni, in particolare dal 2012, Israele avrebbe progressivamente ridotto la concessione di permessi medici, anche nei “casi umanitari eccezionali”. Nel 2012 le autorità israeliane avevano concesso il 92% delle autorizzazioni richieste dai palestinesi; nel 2013 l’88,7%, nel 2014 l’82,4%, nel 2015 il 77,5% e nel 2016 il 62,07%, fino ad arrivare allo scorso anno, durante il quale sono stati emessi il 54% dei permessi richiesti, secondo i dati forniti dall’Organizzazione mondiale per la sanità (OMS).

Martedì 13 febbraio, le organizzazioni umanitarie Al-Mezan, Amnesty International, Human Rights Watch e Medical Aid for Palestinians hanno emanato un comunicato congiunto nel quale hanno chiesto a Israele di alleviare le restrizioni. Nel documento, il CEO del Medical Aid for Palestinians, Aimee Shalan, ha dichiarato: “Stiamo notando che Israele sta negando o ritardando sempre più l’accesso a cure per il cancro o trattamenti di altro tipo, che potrebbero salvare la vita, fuori dalla Striscia di Gaza, causando la morte di un numero estremamente alto di pazienti palestinesi, mentre il sistema sanitario di Gaza, sottoposto a mezzo secolo di occupazione e a un decennio di blocco, è sempre meno capace di rispondere alle esigenze della popolazione”.

La diminuzione dell’emissione dei permessi medici andrebbe controcorrente rispetto alla situazione umanitaria della Striscia di Gaza, nella quale sempre più persone hanno bisogno di cure e trattamenti sanitari. Stando a un report pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, nella Striscia di Gaza circa 2 milioni di persone starebbero vivendo una “crisi umanitaria prolungata”. In questo contesto, almeno il 10% dei bambini soffrono di malnutrizione cronica, a causa della povertà e della disoccupazione, e la crisi elettrica che sta vivendo il territorio dal giugno 2017 avrebbe causato l’ulteriore riduzione dei servizi sanitari.

In questo contesto, il direttore del centro per i diritti umani palestinese Al-Mezan, Issam Younis, ha dichiarato: “Le restrizioni del governo israeliano sui movimenti sono direttamente connesse ai decessi e alle sofferenze dei pazienti, mentre i malati cercano i permessi. Queste pratiche fanno parte del sistema di chiusura e di permesso che impedisce ai pazienti di vivere dignitosamente e viola il diritto alla vita” e ha aggiunto: “Il sistema di chiusura deve essere abolito in modo che i pazienti abbiano un accesso sicuro al sistema sanitario negli ospedali palestinesi nei territori palestinesi occupati e in altri luoghi. Le vittime e le loro famiglie devono avere il diritto alla giustizia e un risarcimento”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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