Il Gibuti e il terrorismo

Pubblicato il 18 febbraio 2018 alle 6:00 in Approfondimenti Gibuti

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Il Gibuti, piccolo Paese africano situato nel Corno d’Africa, tra l’Etiopia, l’Eritrea e la Somalia, ha un’importante valenza strategica. In primo luogo, oltre a ospitare una base militare francese e una cinese, è sede di una base americana dalla quale partono i droni che bombardano al-Qaeda in Yemen. In secondo luogo, affacciando sul Mar Rosso, proprio nel Golfo di Aden, il Gibuti costituisce uno sbocco diretto al Medio Oriente.

Negli ultimi anni, lo Stato africano non è stato teatro di alcun attacco terroristico. L’unico attentato suicida subito dal Gibuti risale al 24 maggio 2014, quando due kamikaze si fecero esplodere presso il ristorante La Chaumière della capitale, particolarmente affollato, in cui morì un cittadino turco e furono ferite più di 20. Gli attentatori furono identificati essere Mussa Roble Hiram, di origini etiopi, e Hodan Mohamed Isse, originario di Hargeisa, in Somalia. Tre giorni dopo l’attacco, il gruppo terroristico somalo al-Shabaab, affiliato ad al-Qaeda, rivendicò l’azione, dando due motivazioni. La prima motivazione riguardava la presenza della base americana nel Paese africano, Camp Lemmonier, utilizzata dai militari anche per compiere operazioni antiterrorismo in Yemen e in Somalia. La seconda motivazione era una vendetta contro il Gibuti per aver inviato 960 delle proprie truppe, nel dicembre 2011, a sostegno delle truppe dell’AMSOM, la missione dell’Unione Africana in Somalia, impegnate a combattere contro i terroristi somali.

Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, il Gibuti ha costituito un’importante piattaforma per contrastare il terrorismo e l’estremismo violento nella regione. Oltre ad aver mantenuto parte delle proprie truppe tra le fila dell’AMISOM, gli ufficiali gibutiani sono stati assistiti dagli Stati Uniti, il cui quartier generale rimane Camp Lemmonier. Le relazioni con l’Etiopia continuano ad essere ostili. Occorre ricordare che i conflitti in seno al Corno d’Africa sono scoppiati nel 2008, dopo che il Gibuti accusò l’Eritrea di aver posizionato le proprie truppe al confine, disseminando paura in tutta la regione. Gli scontri, all’epoca, durarono diversi giorni, causando la morte di decine di truppe del Gibuti. Le tensioni si sono riaccese nei mesi passati, in concomitanza alla crisi diplomatica nel Golfo, la quale, il 5 giugno 2017, ha visto l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, ed il Bahrein tagliare i rapporti con il Qatar, accusandolo di supportare il terrorismo. Il Gibuti e l’Eritrea hanno sempre intrattenuto rapporti amichevoli con Riad. Mentre Gibuti City si è schierata con il blocco saudita, diminuendo i rapporti con il Qatar, Asmara ha rigettato le accuse mosse contro Doha, dichiarando che le proprie relazioni con il Qatar “rimarranno intatte”. La vicina Somalia ha continuato a costituire una minaccia per vie delle offensive di al-Shabaab. Il Gibuti continua ad essere un importante snodo migratorio, in quanto il Golfo di Aden viene attraversato sia dai cittadini eritrei e somali, sia da quelli yemeniti, che cercano di fuggire dal conflitto in corso.

Dall’attacco del maggio 2014 di al-Shabaab, la lotta al terrorismo rimane una priorità assoluta per il Gibuti, il quale teme di subire nuove offensive a causa della sua posizione geografica, che lo espone a numerosi rischi. Per innalzare la propria difesa, le autorità gibutiane hanno aumentati i controlli e gli screening, al fine di individuare eventuali individui intenzionati a compiere attentati. Inoltre, il governo ha innalzato i livelli di sicurezza, mantenendo particolarmente monitorati i luoghi più a rischio, come gli hotel, i supermercati e i luoghi di ritrovo. Le forze dell’ordine gibutiane, tuttavia, riconoscono la difficoltà del mettere in sicurezza tutti in confini del Paese, soprattutto di quelle porzioni di territorio che affacciano sul mare. Il controllo dei check-point di frontiera è affidato alla polizia nazionale, che ha la responsabilità di pattugliare le aree di confine più remote, con il supporto dei gendarmi. Nel corso degli anni passati, le autorità del Paese africano hanno continuato a fare accertamenti sui viaggiatori, con l’aiuto del personale americano. La legislazione antiterrorismo del Gibuti permette di compiere indagini per perseguire crimini relativi al terrorismo presso i tribunali. Quotidianamente, le organizzazioni di sicurezza locali interagiscono con le controparti americane e, frequentemente, indagano su sospettati indicati dagli ufficiali statunitensi.

In merito al contrasto del finanziamento del terrorismo, il Gibuti non è un membro della Financial Task Force. La Banca Centrale del Paese ospita un’unità di intelligence finanziaria, chiamata Fraud Investigation Unit (FIU), la quale, a causa delle scarse risorse, non è in grado di svolgere le proprie funzioni principali, focalizzandosi soprattutto sulla supervisione bancaria. Nel 2016, la FIU non ha intercettato alcun caso sospetto di terrorismo. La Banca Centrale del Gibuti delega la responsabilità di aggiornare lo status delle eventuali sanzioni alle istituzioni finanziarie stesse, le quali hanno pacchetti di software collegati alle Nazioni Unite, che forniscono le liste dei sospettati di terrorismo.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, il governo di Gibuti, tramite il Ministero degli affari islamici, ha continuato ad attuare una legge sul controllo statale delle moschee per controllare la loro attività politica e contrastare il potenziale rischio di radicalizzazione violenta. La legge ha richiesto la conversione di imam in impiegati del servizio civile e ha trasferito proprietà e beni emoschee al governo. I partner internazionali, come l’Egitto, si sono offerti di addestrare gli imam di Gibuti all’Istituto al-Azhar.

Nell’ambito della cooperazione regionale e internazionale, il Gibuti è un membro dell’Unione Africana, e della Partnership for Regional East Africa Counterterrorism. Nel mese di aprile 2016, il Paese africano ha ospitato la quinta riunione del Global Counterterrorism Forum del Corno d’AfricaWorking Group and the Symposium on Youth and CVE. Tali eventi sono co-diretti con l’Unione Europea e dalla Turchia e hanno l’obiettivo di rafforzare il ruolo d18ei giovani nell’area.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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