Etiopia: annunciato stato di emergenza per 6 mesi

Pubblicato il 18 febbraio 2018 alle 12:39 in Africa Etiopia

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L’Etiopia ha annunciato lo stato di emergenza nel Paese, della durata di 6 mesi, in seguito alle dimissioni rassegnate dal premier, Hailemariam Desalegn, nel tentativo di calmare i disordini politici, sorti dalla richiesta di un livello più alto di libertà nello Stato.

Hailemariam aveva presentato le dimissioni giovedì 15 febbraio, affermando di voler cedere la guida del governo. Il premier, salito al potere nell’agosto 2012, è il leader del Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), uno dei quattro partiti della coalizione governativa che controllano tutti i 447 seggi del Parlamento di Addis Abeba. Gli altri tre partiti sono l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF). Come giustificazione delle dimissioni, Hailemariam aveva riferito che la crisi politica verrà risolta soltanto se si farà da parte, al fine di far avviare una serie di riforme che riporteranno la pace nel Paese.

Il governo etiope avrebbe dovuto nominare il successore di Hailemariam il 16 febbraio, giorno in cui, tuttavia, è stato annunciato lo stato di emergenza, in seguito a una riunione di gabinetto. La decisione include il divieto di protesta e la diffusione di pubblicazioni che potrebbero “incitare la discordia”. Inoltre, gli agenti delle forze dell’ordine avranno il potere di arrestare chiunque sia sospettato di violare l’ordine costituzionale, e potranno perquisire abitazioni, macchine e individui senza il bisogno di un mandato. La mozione, tuttavia, dovrà essere inviata al Parlamento etiope entro 15 giorni per la sua ratificazione.

L’ambasciata statunitense in Etiopia ha fatto sapere, sabato 17 febbraio, di non essere d’accordo con la decisione del governo di imporre lo stato di emergenza come tentativo di placare potenziali proteste, poiché si tratterebbe di restrizioni ai diritti fondamentali dell’uomo, quali quelli di associazione e di espressione.

In Etiopia, molti hanno descritto le dimissioni del premier come un “momento di transizione”, che determinerà il futuro del Paese del Corno d’Africa, caratterizzato da anni di crisi politica. I disordini erano scoppiati nel 2015, e si erano inaspriti nel corso del 2016, soprattutto nelle regioni di Oromia e Amhara a causa della restrizione degli abusi contro i cittadini e delle gravi violazioni dei diritti umani. Con il passare dei mesi, le manifestazioni avevano invaso tutto il Paese per protestare contro le restrizioni politiche. L’Etiopia è stata ripetutamente accusata di reprimere i dissensi del popolo e la libertà dei media adducendo come scusa motivi di sicurezza. Anche l’opposizione del Paese, che non detiene seggi al Parlamento, accusa il governo di Addis Abeba di perpetrare continue molestie e intimidazioni. I leader in carica, tuttavia, hanno respinto tutte le accuse di imposizione di restrizioni politiche.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione di Chiara Romano

di Redazione

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