USA: la Malesia protegga gli uiguri dalle minacce cinesi

Pubblicato il 17 febbraio 2018 alle 10:13 in Malesia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno esortato la Malesia a offrire protezione temporanea agli 11 uiguri musulmani evasi da un carcere tailandese, dei quali cui la Cina ha chiesto l’estradizione.

Il Dipartimento di Stato americano, nella giornata di venerdì 16 febbraio, ha lanciato un appello alla Malesia, affinché il Paese asiatico acconsenta a mettere gli undici uiguri in questione nelle mani dell’agenzia dei rifugiati delle Nazioni Unite. Sarà poi l’Onu, chiede Washington, a determinare se il gruppo sarà idoneo a ricevere protezione internazionale, ed eventualmente una nuova sistemazione in un Paese terzo. Allo stesso modo, il portavoce dell’ufficio per l’Asia orientale presso il Dipartimento di Stato nordamericano, Michael Cavey, ha esortato le autorità malesi a condurre un’indagine pienamente trasparente sulla vicenda e a fornire protezione temporanea agli uiguri, che se fossero rimpatriati in Cina contro la loro volontà potrebbero essere sottoposti a torture e persecuzioni.

Il vice primo ministro malese, Ahmad Zahid Hamidi, sabato 10 febbraio ha reso noto che la Cina ha richiesto formalmente al suo Paese l’estradizione degli 11 uiguri in questione. Zahid ha preferito non dare una risposta immediata alla Cina, affermando che considererà la richiesta di Pechino, e ha aggiunto che nel frattempo le forze di polizia stanno conducendo un’indagine per appurare se gli uiguri siano effettivamente coinvolti in attività terroristiche.

Già venerdì 9 febbraio gli Stati Uniti si erano detti preoccupati riguardo la possibile deportazione degli uiguri dalla Malesia in Cina. Ugualmente, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch (HRW) si è appellata alla Malesia affinché il Paese si assicuri che gli uiguri non vengano deportati con la forza, motivando la richiesta con la reale eventualità che in Cina il gruppo vada incontro a prigionia e torture.

La Cina è infatti accusata di aperte violazioni dei diritti umani nella regione di Xinjiang, in particolare di torture ai danni dei detenuti uiguri e di controllo oppressivo della religione e della cultura uigure. Pechino respinge ogni accusa. Nel corso degli anni, centinaia, plausibilmente migliaia, di cittadini cinesi uiguri sono fuggiti da Xinjiang viaggiando clandestinamente attraverso il Sud-est asiatico per arrivare in Turchia.

Pechino accusa gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli uiguri di ordire attacchi contro la maggioranza Han che vive nella restante parte territorio settentrionale di Xinjiang e in altre parti della Cina.

Lunedì 20 novembre 2017, i 20 uiguri sono evasi da una cella situata vicino al confine tra Tailandia e Malesia attraverso un fosso scavato da loro, e hanno scavalcato le mura usando varie coperte intrecciate a mo’ di scala. Cinque di loro sono stati intercettati e arrestati nuovamente in Tailandia nello stesso mese di novembre. Gli evasi facevano parte di un gruppo più numeroso, che constava di oltre 200 uiguri, arrestati sempre in Tailandia nel 2014. I membri del gruppo si sono detti cittadini turchi e hanno chiesto di essere inviati in Turchia, ma oltre un centinaio sono stati condotti in Cina con la forza nel luglio 2015, mossa, quest’ultima, che è stata condannata dalla comunità internazionale e dai gruppi umanitari, i quali temono che i prigionieri, una volta tornati in Cina, siano stati sottoposti a torture.

Gli uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han; costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione. Sin dagli anni ’90, i membri dell’etnia avevano avviato un’attività indipendentista, che tuttavia è sempre stata respinta dalla Repubblica Popolare Cinese. Ultimamente, il governo del Paese ha altresì attuato azioni di soppressione culturale, repressione religiosa e discriminazioni contro la popolazione.
Migliaia di uiguri musulmani sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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