Etiopia: attesa la nomina del nuovo premier

Pubblicato il 16 febbraio 2018 alle 13:43 in Africa Etiopia

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La coalizione di governo etiope ha accettato le dimissioni del primo ministro, Hailemariam Desalegn, stabilendo che, fino a quando non verrà nominato il sostituto, continuerà a svolgere le sue funzioni. Secondo quanto riportato da al-Jazeera English, molti hanno descritto tale evento un “momento di transizione”, che determinerà il futuro del Paese del Corno d’Africa, caratterizzato da anni di crisi politica.  I disordini sono scoppiati nel 2015, e si sono inaspriti nel corso del 2016, soprattutto nelle regioni di Oromia e Amhara a causa della restrizione degli abusi contro i cittadini e delle gravi violazioni dei diritti umani. Con il passare dei mesi, le manifestazioni hanno invaso tutto il Paese per protestare contro le restrizioni politiche. Secondo quanto riferito dall’emittente britannica BBC, i prigionieri politici dell’Etiopia erano attivisti dell’opposizione e giornalisti. L’Etiopia è stata ripetutamente accusata di reprimere i dissensi del popolo e la libertà dei media adducendo come scusa motivi di sicurezza, come riportato da Reuters. Anche l’opposizione del Paese, che non detiene seggi al Parlamento, accusa il governo di Addis Abeba di perpetrare continue molestie e intimidazioni. I leader in carica, tuttavia, hanno respinto tutte le accuse di imposizione di restrizioni politiche.

Giovedì 15 febbraio, Hailemariam ha presentato le dimissioni, affermando di voler cedere la guida del governo. Il premier, salito al potere nell’agosto 2012, è il leader del Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM), uno dei Quattro partiti della coalizione governativa che controllano tutti i 447 seggi del Parlamento di Addis Abeba. Gli altri tre partiti sono l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), l’Oromo People’s Democratic Organization (OPDO) e il Tigraryan People’s Liberation Front (TPLF).

Come giustificazione delle dimissioni, Hailemariam ha riferito che l crisi politica verrà risolta soltanto se si farà da parte, al fine di far avviare una serie di riforme che riporteranno la pace nel Paese. Awol Allo, dell’Università di Keeele ed esperto di Etiopia, ha riferito che l’annuncio dei Hailemariam non era del tutto inaspettato, anche se è arrivato prima del previsto. Le dimisisoni del premier, inoltre, riflettono l’incapacità del governo di controllare e di rispondere in maniera appropriata alle richieste della popolazione, che includono riforme democratiche e una maggiore equità.

Nella giornata di venerdì 16 febbraio, è previsto che la coalizione di governo scelga un nuovo successore. Gli abitanti di Oromia, secondo un professore di studi africani dell’Università di Tennessee-Knoxville, Asafa Jalata, vorrebbero Lema Mergesa, il presidente della regione, in quanto potrebbe aiutare a calmare le tensioni, almeno nel breve periodo, fino a che gli etiopi non saranno chiamati nuovamente al voto nel 2020. Altri, invece, hanno suggerito che il nuovo premier potrebbe essere il ministro degli esteri, Workneh Gebeyehu, o il vice premier, Demeke Mekonnen.

L’Etiopia è uno degli attori principali del Corno d’Africa, sia sul piano economico, sia sul piano della sicurezza. È previsto che il Paese africano diventi il principale esportatore di energia dell’area e anche lo Stato più importante per la produzione di energia rinnovabile di tutto continente. Nonostante l’instabilità politica, l’Etiopia è particolarmente attiva nella lotta contro il terrorismo locale, effettuando operazioni contro al-Qaeda e al-Shabaab, ed è impegnato in Sud Sudan per sostenere le sue autorità nella risoluzione della guerra civile.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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