Onu: violenze contro i Rohingya potrebbero causare un conflitto nella regione

Pubblicato il 6 febbraio 2018 alle 8:32 in Asia Myanmar

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Secondo l’Alto Commissario per i diritti umani dell’Onu, Zeid Ra’ad Al Hussein, i possibili atti di “genocidio e pulizia etnica” in Myanmar contro la minoranza musulmana dei Rohingya potrebbero far scoppiare un conflitto nella regione, al di fuori dei confini del Paese asiatico.

Dallo scorso agosto, sono circa 700.000 i Rohingya che sono fuggiti in Bangladesh per scappare dalla campagna militare portata avanti dall’esercito del Myanmar nello Stato di Rackhine. Tali offensive, secondo il governo di Naypyidaw, sono state una reazione ad una serie di attacchi contro stazioni di polizia di frontiera, compiuti dai militanti islamisti dell’Arakan Rohingya Salvation Army, organizzazione estremista che dichiara di essere nata per difendere la minoranza musulmana. Le autorità del Myanmar sostengono che i Rohingya siano terroristi, mentre le testimonianze dei rifugiati in Bangladesh dimostrano che, in realtà, i soldati di Naypyidaw hanno effettuato una vera e propria pulizia etnica, come ha sostenuto dall’Onu.

Le dichiarazioni di Al Hussein sono state rilasciate a pochi giorni di distanza dalla scoperta di 5 fosse comuni dove erano stati seppelliti almeno 400 Rohingya, presso il villaggio di Gu Dar Pyin, in Myanmar. Secondo le indagini, i massacri sarebbero venuti durante i mesi di agosto e settembre 2017, e i soldati del Myanmar avrebbero fatto di tutto per non lasciare alcuna traccia, utilizzando l’acido per sciogliere i corpi. Tuttavia, a causa delle piogge, i resti dei cadaveri sotterrati sono emersi allo scoperto. Le autorità del Myanmar continuano a negare tale questione, affermando di aver lanciato un’offensiva proporzionata per sedare i ribelli Rohingya. Tuttavia, ai reporter è stato negato l’accesso nelle aree del conflitto, impedendo lo svolgimento delle indagini circa il presunto genocidio.

Il 23 novembre 2017, il Bangladesh e il Myanmar avevano firmato un accordo per garantire il rimpatrio dei Rohingya entro due anni dall’inizio delle operazioni, tuttavia, l’Onu e altre organizzazioni umanitarie hanno esortato le autorità dei Paesi a rivedere il patto, in quanto, prima di riportare i membri della minoranza musulmana in patria, è necessario risolvere questioni di primaria importanza, come la concessione della cittadinanza del Myanmar. Occorre ricordare che, dal 1982, i Rohingya sono stati definiti dalle autorità locali “immigrati clandestini del Bangladesh”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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