Ciad: inaugurato nuovo centro per la prevenzione dell’estremismo violento

Pubblicato il 5 febbraio 2018 alle 6:01 in Africa Ciad

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È stato inaugurato un centro per lo studio e la prevenzione dell’estremismo violento e della radicalizzazione jihadista in Ciad, nella capitale N’djamena, gestito da un gruppo di studiosi locali. L’obiettivo è quello di contribuire alla de-radicalizzazione dei militanti e di evitare che i giovani e i bambini vengano esposti all’estremismo. L’iniziativa è stata avviata da uno antropologo e sociologo del Camerun, Ahmed Ayong, il quale ha spiegato che si tratta di un progetto molto importante. “Tante persone pensano che il terrorismo deva essere combattuto soltanto con le armi, ma in realtà è un’ideologia, quindi i Paesi dovrebbero supportare le iniziative come questa avviata in Ciad”, ha spiegato Ayong. Il centro ha l’ambizione di divenire un laboratorio di studio e ricerca e di sviluppare strumenti comunicativi e informativi utili a combattere il terrorismo, non solo in Ciad. Secondo Ayong, è essenziale che vengano coinvolti anche il Camerun, il Gabon e tutti gli altri Stati dell’Africa centrale, al fine di contrastare in maniera più efficace la minaccia jihadista nella regione del Sahel.

Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali Libia, Sudan, Repubblica Centrafricana, Camerun, Nigeria e Niger. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, grazie al completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena, guidate dal presidente Idriss Déby e dal premier Alber Pahimi Padacké, continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e per migliorare le condizioni sociali dei cittadini. La situazione umanitaria è ulteriormente aggravata dalle offensive del gruppo terroristico nigeriano, Boko Haram, che è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali. La violenza dei terroristi ha contribuito ad aumentare il numero di sfollati interni, peggiorando nettamente le condizioni di vita degli abitanti della regione.

Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, nonostante il governo del Ciad non abbia adottato una strategia per contrastare l’estremismo violento, si è sempre sforzato a limitaretale minaccia all’interno dei propri confini. Nello specifico, le autorità di N’Djamena hanno individuato nella povertà e nella scarsità di opportunità economiche le fonti del fenomeno, il quale è particolarmente propizio tra le persone dello strato sociale più basso. Nel 2016, coloro che si sono arruolati tra le fila di Boko Haram e dell’ISIS provenivano principalmente dall’etnia dei Boudama, originaria della zona settentrionale del lago Ciad. Secondo il governo americano, l’incentivo principale per i giovani a unirsi ai gruppi è stato rappresentato dai legami familiari, anche se ci sono stati casi di individui che si sono radicalizzati attraverso i social network e la propaganda online. L’anno passato, circa 1,000 individui che si erano uniti a Boko Haram sono rientrati in Ciad, delusi dalle aspettative che si erano fatti quando avevano deciso di diventare jihadisti.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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