Stati Uniti: rilancio del nucleare per deterrenza alla Russia

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 15:19 in Russia USA e Canada

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Gli Stati Uniti, preoccupati dal crescente potere nucleare russo, svilupperanno le proprie capacità nucleari, come rende noto un documento programmatico pubblicato da Washington che ha destato preoccupazioni di equivoci con Mosca.

Il Nuclear Posture Review, richiesto dal presidente americano, Donald Trump, per rivedere l’arsenale nucleare statunitense, è stato approvato; lo ha divulgato il Pentagono nella giornata di venerdì 2 febbraio. A livello effettivo, il documento implica la riorganizzazione di un modesto numero di missili balistici a testata nucleare a corto raggio innestati sui sottomarini, e si pone in linea con la modifica strategica anticipata nel 2010. Sul lungo periodo, l’esercito statunitense svilupperà anche un nuovo missile da crociera marino con capacità nucleari, ma i dettagli di tale arma sono ancora da definire e, come hanno riferito alcune fonti interne, la discussione verrà portata avanti nei prossimi dieci anni. Il Nuclear Posture Review implica inoltre il proseguimento dei lavori di perfezionamenti della bomba B-83, ossia l’arma nucleare più potente di cui dispone il Paese. In un primo momento, Washington aveva annunciato l’intenzione di ritirare la bomba dal suo arsenale, invece nel documento si legge che l’arma continuerà a essere sviluppata finché non si troverà un adeguato rimpiazzo. Nel Nuclear Posture Review si legge che la strategia americana è finalizzata ad assicurarsi che la Russia capisca un aspetto fondamentale: che qualsiasi uso di armi nucleari, per quanto limitato, è inaccettabile.

Gli ufficiali del Pentagono americani hanno affermato che il motivo alla base della manovra strategica di Washington è che la Russia al momento crede che le capacità nucleari e belliche statunitensi siano inadeguate. Tramite il rilancio e lo sviluppo di armamenti nucleari, gli Stati Uniti vogliono raggiungere lo scopo di deterrere Mosca dall’uso di armi nucleari.

Il nuovo focus di Washington sulla Russia è in linea con la riorganizzazione delle priorità americane, che hanno potuto allentare la presa sulla battaglia contro i militanti dello Stato Islamico e sono adesso intenzionati a risolvere la questione della competizione, sul piano di influenza mondiale, con due importanti potenze orientali: Mosca e Pechino. Il Dipartimento di Stato americano ha confermato di aver informato sia la Russia sia la Cina in merito al contenuto del Nuclear Posture Review.

Greg Weaver, vicedirettore delle capacità strategiche del Pentagono, ha affermato che gli Stati Uniti sono intenzionati a limitare la propria espansione missilistica, a condizione che la Russia riequilibri il divario nelle forze nucleari non strategiche. Secondo Weaver, gli Stati Uniti non stanno “correndo alle armi”, ma semplicemente rispondendo all’iniziativa espansionistica cominciata dalla Russia.
Per Weaver, il compito più arduo nella formulazione del documento è stato proprio il tentativo di riequilibrare questo divario in termini di potenziale minaccia atomica tra i due Paesi, che sono nettamente impari in termini di armi nucleari non strategiche. La Russia, infatti, dispone di un arsenale di 2mila armi nucleari di questa tipologia, stando alle fonti interne al Pentagono. Gli Stati Uniti, invece, dispongono di meno di cento armi con potenza atomica minore ai 20 chilotoni che siano operative sul territorio europeo.

Il problema è esplicabile nell’effettiva deterrenza esercitata dalle stesse. Infatti le armi nucleari a corta gittata, per quanto enormemente devastanti, hanno una potenza minore ai 20 chilotoni, ossia all’incirca la stessa potenza esplosiva che aveva la bomba atomica sganciata su Hiroshima nell’agosto del 1945. I sostenitori del Nuclear Posture Review affermano che, essendo la portata distruttiva di armi atomiche con potenza superiore ai 20 chilotoni catastrofica, esse non verrebbero mai usate da alcuna potenza, e dunque non funzionano neppure come strategia di deterrenza. Invece, con l’implementazione di armi nucleari meno potenti, come quelle previste dal documento, il rischio che esse vengano poi messe in campo è concreto, e dunque un loro sviluppo sarebbe concretamente in grado di perseguire l’intento deterrente di un Paese, in questo caso degli Stati Uniti nei confronti di Mosca.

Jon Wolfsthal, un ex consigliere militare strategico del precedente presidente americano, Barack Obama, ha manifestato il timore che il nuovo piano di implementazione militare del suo Paese possa condurre a malintesi con la Russia. Wolfsthal si è infatti chiesto come potrà d’ora in poi Mosca sapere, nel caso in cui Washington voglia utilizzare dei missili da crociera tradizionali, che si tratta di missili convenzionali e non di quelli a testata nucleare che inizieranno a essere prodotti.

D’altro canto, alcuni funzionari americani hanno argomentato che dall’ultima revisione sul nucleare statunitense, la Russia ha espanso e ammodernato il suo arsenale nucleare non strategico, ha annesso la Crimea nel 2014, e ha dispiegato un missile da crociera via terra che viola il trattato sull’uso del nucleare a gittata intermedia (INF) del 1987. Tale trattato vieta l’uso o la sperimentazione di missili con gittata superiore ai 500 – 5,500 km. Inoltre, nel rapporto del 2 febbraio si legge per la prima volta pubblicamente che la Russia sta mettendo a punto anche un siluro sottomarino ipersonico con potenza nucleare.

Kingston Reif, direttore per il disarmo e la politica di riduzione delle minacce all’Arms Control Association, ha affermato che il documento rischia di innescare un nuovo tipo di corsa alle armi, che non si concentrerà più sulla quantità di armi disponibili, come è avvenuto durante la Guerra Fredda, ma sulla messa a punto di capacità nucleari diversificate. Tale rischio, secondo Reif, potrebbe nel futuro estendersi da Stati Uniti e Russia anche ad altri Paesi.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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