Stati Uniti, Giordania e il problema dei confini

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 7:06 in Giordania USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno inviato l’ultima fornitura di elicotteri Black Hawk alla Giordania, nel contesto di un programma mirato a rafforzare la difesa dei confini del regno Hashemita e ad avviare operazioni transfrontaliere contro i restanti militanti dello Stato Islamico, che cercano rifugio nel territorio.

La Giordania confina a nord con la Siria, a nord-est con l’Iraq, a sud-est e a sud con l’Arabia Saudita e a ovest con Israele, la Cisgiordania e il Mar Morto, mentre a sud-ovest si affaccia sul Mar Rosso. In seguito alla nascita del califfato islamico in Siria e in Iraq, che era stata annunciata ufficialmente il 29 giugno 2014, la Giordania è stata costretta ad aumentare la sorveglianza nelle zone di confine con questi due Paesi, al fine di impedire l’infiltrazione di militanti dell’ISIS nel territorio nazionale.

La Giordania ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico, collaborando con la coalizione internazionale, a guida americana. Proprio a causa del suo ruolo attivo nella lotta contro l’ISIS e della vicinanza geografica al califfato, la Giordania è stata bersaglio dei gruppi estremisti, che hanno più volte tentato di colpire, in particolare, i presidi di sicurezza. L’attentato più grave si è verificato il 18 dicembre 2016 nella città turistica di Karak, quando 14 persone, tra cui civili, sono morte negli scontri tra alcuni uomini armati e le forze della sicurezza. L’attentato è stato rivendicato dall’ISIS. Più recentemente, l’8 gennaio, l’agenzia di stampa nazionale giordana Petra ha rivelato che Amman avrebbe sventato un piano dello Stato Islamico che prevedeva nel mese di novembre 2017 una serie di attacchi terroristici in tutto il Paese, contro presidi di sicurezza, centri commerciali e personaggi religiosi moderati.

Per tutelare la sicurezza nazionale, negli ultimi anni la Giordania si è trovata costretta a chiudere i confini sia con la Siria sia con l’Iraq. I confini orientali e settentrionali con la Siria erano stati chiusi in seguito a un attentato dello Stato Islamico, che il 21 giugno 2016 aveva causato la morte di 6 soldati e il ferimento di altri 14, che si trovavano in un avamposto giordano. Quanto alle frontiere che separano Amman da Baghdad, il principale confine con l’Iraq, il Turaibil Border Compound, era stato chiuso il 16 luglio 2015, dopo che, il 22 giugno 2014, lo Stato Islamico aveva assaltato la zona e si era scontrato con l’esercito iracheno nel tentativo di prendere possesso dell’attraversamento di frontiera. Il Turabil Border Compound era stato riaperto il 30 agosto 2017.

Gli Stati Uniti hanno svolto un ruolo di primo piano nel sostenere la Giordania, aiutandola a tutelare la sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti hanno anche un interesse strategico nel supportare Amman, dal momento il Regno Hashemita è un Paese politicamente stabile e collocato in una posizione chiave nella regione. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, la collocazione geografica della Giordania la renderebbe un centro logistico e strategico fondamentale per gli Stati Uniti, che avrebbero già posizionato i missili Patriot nel Regno e il cui esercito avrebbe centinaia di addestratori nel territorio.

In questo contesto, in occasione della cerimonia di consegna degli elicotteri, che si è tenuta domenica 28 gennaio, il comandante dell’Aeronautica giordana, il brigadier generale, Jaber Al-Abbadi, ha dichiarato: “La cooperazione militare tra gli Stati Uniti e la Giordania è molto forte ed è una componente chiave dei nostri sforzi congiunti per sconfiggere l’ISIS”.

Durante la manifestazione, che si è svolta alla presenza del capo del Comando centrale degli Stati Uniti, il generale Joseph Votel, e del Capo di Stato maggiore giordano, il generale Mahmoud Freihat, i funzionari americani hanno dichiarato che gli elicotteri serviranno alla Giordania per aiutarla a costruire le capacità militari del Regno, nel contesto di una più ampia strategia regionale. In tal senso, l’incaricato d’affari americano presso la Giordania, Henry Wooster, ha dichiarato che “gli Stati Uniti continuano a essere impegnati a supportare gli sforzi dell’Aeronautica giordana per proteggere i confini del Paese e scoraggiare gli attacchi di controterrorismo, oltre a contribuire alla sconfitta delle operazioni dell’ISIS”.

Gli elicotteri Black Hawk costituiscono una strumentazione fondamentale per aiutare le “Forze di reazione rapida”, creata dalla Giordania e finanziata dagli Stati Uniti, con il compito di combattere i militanti dello Stato Islamico. In questo contesto, l’incaricato d’affari americano presso la Giordania, Henry Wooster, ha affermato: “Le Forze di reazione rapida sono in grado di spostare le truppe e i rifornimenti in qualsiasi parte della Giordania con poco preavviso, al fine di rafforzare la sicurezza al confine e ostacolare possibili incursioni”.

Secondo quanto riferito da Reuters, dall’inizio del conflitto siriano, il 15 marzo 2011, ad oggi, Washington avrebbe speso milioni di dollari per aiutare Amman a creare un sistema di sorveglianza, conosciuto con il nome di Border Security Programme, allo scopo di fermare l’infiltrazione dei militanti dell’ISIS provenienti dalla Siria e dall’Iraq. Soltanto nel 2017, il Congresso americano avrebbe stanziato 470 milioni di dollari per l’esercito giordano, di cui una grande parte sarebbe stata destinata all’addestramento dei piloti, ai pezzi di ricambio e alle armi. Più recentemente, alcuni funzionari giordani hanno riferito che il Pentagono starebbe programmando di stanziare alcune centinaia di milioni di dollari per ampliare e migliorare la base militare dell’Aeronautica militare giordana di Muwaffak Salti, situata ad Azraq, nel governatorato di Zarqa, vicino al confine tra la Giordania e la Siria. In tal senso, il comandante dell’Aeronautica giordana, il brigadier generale, Jaber Al-Abbadi, ha dichiarato, il 28 gennaio: “La Giordania sta lavorando con gli Stati Uniti per potenziare le nostre capacità nel campo militare, in particolare nell’Aeronautica”.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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