Siria: ribelli abbattono aereo militare russo e uccidono pilota

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 8:43 in Russia Siria

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I ribelli siriani hanno abbattuto un aereo da guerra russo e hanno poi ucciso il pilota uscito incolume dal velivolo.

Nella sera di sabato 3 febbraio, l’aereo da guerra SU-25 appartenente all’aviazione russa è precipitato al suolo nella provincia di Idlib, nella Siria settentrionale. Sebbene il pilota russo sia sopravvissuto all’impatto, è stato ucciso dai ribelli che avevano abbattuto l’aereo non appena è fuoriuscito dall’abitacolo; a riferirlo sono fonti provenienti dalla fazione ribelle. L’accaduto è stato in seguito confermato anche dal ministero della Difesa russo, il quale ha aggiunto che l’aereo è stato abbattuto da un missile terra-aria portatile. Il pilota, secondo la versione ufficiale del ministero russo, ha comunicato alla base di essere incolume e di essersi lanciato con il paracadute, prima di venire raggiunto e ucciso in uno scontro con i ribelli, una volta toccato il suolo.

Per la precisione, l’aereo russo è stato abbattuto presso il villaggio di Khan al-Subl, poco distante dalla città di Saraqeb. A circa 12 km da Saraqeb sono attualmente in corso violenti scontri tra le forze governative siriane, sostenute militarmente dagli alleati internazionali Iran e Russia, e i ribelli in rivolta contro il regime del presidente Bashar al-Assad. A detta delle fonti antigovernative siriane, la strada principale utilizzata dall’esercito nazionale e dalle milizie alleate a guida iraniana nella lotta contro i ribelli passa non lontano dal luogo dove è avvenuto l’attacco ribelle al velivolo militare russo.

Tharir al-Sham, il ramo siriano di al Qaeda, ha rivendicato l’abbattimento dell’aereo, effettuato con un missile a spalla da uno dei propri combattenti. Uno dei principali comandanti della fazione estremista, Mahmoud Turkomani, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che l’attacco è il minimo che potessero fare per vendicare i loro affiliati, e sprona a far sapere ai “criminali invasori” che “i loro cieli non sono un picnic”, e che pertanto, Dio volendo, non lasceranno che i nemici la facciano franca senza pagarne le conseguenze.

Stando a quanto riferito dall’agenzia di stampa Tass, il ministero della Difesa russo ha affermato che Mosca ha risposto all’atto dei ribelli conducendo un raid con un’arma di alta precisione che avrebbe ucciso oltre 30 militanti nella zona dove l’aereo militare è stato abbattuto. I ribelli, dal canto loro, hanno affermato che il SU-25 da loro abbattuto era lo stesso che, nel corso della giornata, aveva colpito un convoglio di civili siriani che si era messo in fuga lungo una delle principali autostrade siriane per allontanarsi dal nuovo fronte di guerra. In tale raid sette civili sono rimasti uccisi, e almeno altri cinque civili sono morti sempre nella giornata di sabato 3 febbraio a Saraqeb; da quanto affermano i residenti, sembrerebbe sempre per mano dell’aviazione russa. I siriani che ancora vivono nelle aree in mano ai ribelli hanno spiegato di poter distinguere tra le forze di aviazione militare russa e quelle siriane poiché gli aerei di Mosca solitamente volano a quota più alta.

In seguito alla diffusione mediatica dell’attacco, sono circolate voci che vedono gli Stati Uniti responsabili di aver armato i ribelli del missile utilizzato contro l’aereo russo, e più in generale di rifornirli di arsenale bellico.  In merito alle presunte accuse è intervenuta la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, comunicando che gli Stati Uniti non hanno mai fornito missili MANPAD ad alcun gruppo in Siria, e che Washington deplora l’uso di tali armi nel conflitto. Nauert ha aggiunto che la soluzione alla violenza è fare ritorno al tavolo dei negoziati di Ginevra il prima possibile, e ha lanciato un appello affinché la Russia tenga fede ai suoi impegni in tal senso.

I ribelli siriani che si oppongono al regime di Assad considerano la Russia un invasore, e la incolpano della morte di migliaia di civili da quando Mosca è entrata in guerra a sostegno del governo siriano nel 2015. La guerra civile nel Paese, da quando ha avuto inizio, il 15 marzo 2011, ha provocato la morte di centinaia di migliaia di persone, spingendo oltre 11 milioni di residenti ad abbandonare le proprie case e il Paese, e in molti casi ad affollarsi a nord, al confine con la Turchia.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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