Maldive: tentativo di impeachment contro il presidente

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 21:09 in Asia Maldive

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La Corte Suprema delle Maldive sta cercando di incriminare per impeachment il presidente del Paese,  Abdulla Yameen, che non ha tenuto fede alla sua promessa inerente al rilascio dei leader dell’opposizione, attualmente in carcere.

A riferirlo, sabato 3 febbraio, è stato il Procuratore Generale Mohamed Anil, che ha messo anche in guardia circa il rischio di ulteriori instabilità nella nazione. Egli ha affermato che il governo è stato messo al corrente di un’informazione secondo la quale la Corte Suprema si stava organizzando per ostracizzare Yameen. Se così fosse, si tratterebbe di una mossa illegale, e pertanto ostacolata dalle forze di sicurezza governative.
Yameen ha ricevuto varie telefonate nazionali, e altre dagli Stati Uniti, dall’India, e da altri Paesi; in tali conversazioni telefoniche è stato spronato a seguire la decisione della corte in merito alla scarcerazione di Nasheed, che è stato il primo presidente dell’isola ad essere eletto democraticamente. Tuttavia, su questo punto la posizione di Yameen sembra irremovibile.

Nella capitale, Male, lo stesso procuratore Anil ha riferito ai giornalisti di aver ricevuto indiscrezioni secondo cui potrebbero verificarsi degli eventi destabilizzanti per la sicurezza nazionale. Il procuratore generale ha inoltre affermato che la Corte Suprema era intenzionata a pronunciarsi per incriminare il presidente per impeachment e rimuoverlo dal suo incarico, ma ha aggiunto che gli enti governativi hanno dato istruzioni di non procedere in tal senso.
Alcune squadre antisommossa sono attualmente incaricate di pattugliare gli uffici governativi di Male e la Piazza della Repubblica, che è stata spesso sito di proteste da parte di esponenti dell’opposizione e attivisti.

L’opposizione si è unita in blocco e ha detto di temere un colpo di stato militare nelle isole per preservare il ruolo politico di Yameen, e ha dichiarato che l’intimidazione della Corte Suprema di Giustizia e dei giudici che ne fanno parte, unitamente alla dichiarazione irregolare del Procuratore Generale, sostenuta dai due comandanti delle forze di sicurezza in aperta sfida al tribunale, equivale a uno scavalcamento del potere giudiziario ed è pertanto una chiara violazione della costituzione. Nel comunicato, le forze dell’opposizione hanno inoltre spiegato che gli abitanti delle Maldive temono che il presidente, Abdulla Yameen, stia per ordinare un colpo di stato militare, nel tentativo di garantire la sua permanenza al potere ed evitare di essere rimosso dal suo incarico in maniera coatta.

La crisi costituisce la più grande minaccia al ruolo diplomatico esercitato da Yameen da quando il presidente è salito al potere nel 2013, sconfiggendo il rivale Nasheed, in un’elezione aspramente contestata dagli stessi sostenitori di Nasheed, i quali sospettavano brogli elettorali.
Yameen ha fatto capire di non avere intenzione di obbedire alla richiesta della magistratura. In una riunione di partito tenutasi domenica 4 febbraio, il presidente ha rivelato inoltre che non si aspettava la Corte Suprema prendesse una posizione simile.

Gli oppositori del governo attuale hanno continuato a essere sottoposti a pressioni. Nella giornata di domenica 4 febbraio, la polizia ha fatto irruzione nell’abitazione di Hassan Saeed, capo del dipartimento di amministrazione giudiziaria, il quale, secondo l’opposizione, stava conducendo un’indagine per corruzione contro il presidente, Abdulla Yameen. In un comunicato, la polizia ha confermato che stava cercando di arrestare Saeed nell’ambito di un’inchiesta relativa alla compravendita di appartamenti. Le forze dell’ordine stavano inoltre svolgendo indagini per accertare se membri della famiglia del presidente della Corte Suprema di Giustizia, Abdulla Saeed, e del giudice della Corte Suprema che ha emesso le sentenze della scorsa settimana, Ali Hameed, siano anch’essi coinvolti nell’indagine sulla compravendita di appartamenti.

Lo scorso sabato 3 febbraio, il presidente, Yameen, ha licenziato un comandante della polizia; è stato il secondo capo delle forze dell’ordine a venire rimosso dall’incarico in tre giorni.

Le Maldive, note per gli alberghi di lusso e le località di villeggiatura, hanno vissuto una recente crisi politica dopo che la scorsa settimana la Corte Suprema ha respinto le accuse di terrorismo rivolte all’ex-presidente, Mohamed Nasheed, e ad altri funzionari di Stato che hanno cercato per anni di deporre il presidente.
Con i loro 400mila abitanti, le Maldive sono state coinvolte in una disputa territoriale per l’influenza del Paese tra India – con cui hanno legami politici e di sicurezza consolidati – e la Cina, che ha aperto un’ambasciata locale nel 2011 e ha offerto il suo supporto, insieme all’assistenza tecnica e finanziaria, per la costruzione di infrastrutture nel Paese.
Lo scenario politico in cui versano le Maldive, arcipelago composto da 26 atolli corallini e 1192 isole, si concentra nella capitale Male, città piccola ma densamente popolata e sede di tutte le maggiori istituzioni del Paese. Oltre alle controversie politiche, l’isola a maggioranza musulmana deve confrontarsi con altri problemi, quali il numero crescente di giovani radicalizzati che si sono arruolati per combattere a fianco del gruppo di militanti dello Stato islamico in Medio Oriente.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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