La Thailandia e il terrorismo

Pubblicato il 4 febbraio 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Thailandia

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La Thailandia, Paese del sud-est asiatico, sta rischiando di divenire un territorio fertile per i militanti islamisti della regione. È quanto emerge da un report dell’International Crisis Group, pubblicato il 7 novembre 2017, in cui viene spiegato che il confine con la Malesia, in particolare, è ormai teatro di continui disordini causati dagli irredentisti e dai secessionisti malesi, i quali si definiscono islamisti e attaccano ripetutamente il sud della Thailandia con autobombe e tattiche simili a quelle utilizzate dai militanti estremisti in Medio Oriente. Dal 2001, le tre province meridionali di frontiera del Paese asiatico, quali Patani, Yala e Menara, sono interessate da sommosse etniche e religiose, che hanno toccato il culmine della violenza nel 2004. I separatisti dell’area, di etnia malese e a maggioranza islamica, combattono per ottenere l’indipendenza dalla Thailandia, che invece è a maggioranza buddista.

L’ultimo attentato si è verificato il 22 gennaio 2018, quando un veicolo bomba è esploso presso il mercato della città di Yala, nel sud del Paese, uccidendo 3 persone e ferendone altre 22. Si è trattato del primo attacco nella zona dopo due anni di calma. Secondo l’analista thailandese Don Pathan, tale episodio potrebbe costituire l’inaugurazione di una nuova tattica da parte degli insurrezionisti e anche un messaggio per far capire alle autorità che sono pronti ad attaccare nuovamente obiettivi civili. Nel 2017, la situazione sembrava essere migliorata rispetto agli anni precedenti, in quanto il tasso di morti causate dalle insurrezioni era stato il più basso degli ultimi 13 anni. Ciò è stato probabilmente dovuto ad un accordo tra il governo di Bangkok e Mara Patani, un gruppo che si definisce portavoce degli inserzionisti autonomi del sud, firmato il 2 marzo, in base al quale sono state create zone sicure nei cinque distretti a sud del Paese, in cui gli scontri a fuoco sono stati. L’accordo è stato il primo in assoluto ad essere siglato da governo e rappresentanti dei separatisti, che avevano tentato di negoziare per anni senza riuscire ad arrivare ad alcun risultato concreto. Lo stesso giorno della firma del patto, tuttavia, si è verificato un episodio di violenza in cui sono morte 4 persone, di cui un bambino di 8 anni, in una zona del sud della Thailandia. Successivamente, il 7 aprile 2017, hanno avuto luogo altri 23 attacchi coordinati da parte degli insurrezionalisti in 19 distretti meridionali del Paese. Due settimane dopo, due persone hanno perso la vita in altri scontri a fuoco. Un attacco molto grave, in cui sono rimaste ferite 60 persone, è avvenuto l’11 maggio, quando è esplosa un’autobomba fuori da un supermercato.

Per quanto riguarda l’anno statistico 2016, i ribelli islamisti hanno compiuto centinaia di offensive in tutto il sud del Paese, ricorrendo a diverse pratiche, tra cui sparatorie, incendi e utilizzo di ordigni impiantati in veicoli. L’11 e il 12 agosto 2016, si sono verificate 11 offensive per mezzo di bombe e lanciafiamme in 7 province meridionali, colpendo anche alcune località turistiche come Hua Hin e Phuket. Complessivamente sono state uccise 4 persone, mentre altre 37 sono rimaste ferite. La polizia ha arrestato un sospettato e ha emesso mandati di cattura per altri 5 attentatori.

Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, la Thailandia è un partner antiterrorismo degli USA, anche se le autorità di Bangkok si concentrano di più sulla gestione della situazione interna. Essendo l’aeroporto della capitale uno dei principali punti di snodo della regione, costituisce un punto propizio per il traffico illegale e le attività illecite. Gli ufficiali thailandesi hanno espresso una preoccupazione moderata nei confronti dell’ISIS, nonostante i continui allarmi da parte della comunità internazionale circa il ritorno dei foreign fighetrs alla luce delle sconfitte militari dello Stato Islamico in Medio Oriente. Nonostante ciò, è opinione diffusa dover fare attenzione che i jihadisti trovino un terreno fertile tra le fila dei separatisti del sud della Thailandia. Come spiega Austin Bodetti in un articolo pubblicato su The Diplomat, diversamente dalla Siria e dall’Iraq, dove i ribelli islamisti e i terroristi hanno aspirazioni regionali e globali, i militanti separatisti del sud della Thailandia operano senza diffondere alcun tipo di propaganda online. Nonostante questi abbiano adottato una retorica simile a quella jihadista e islamista, non stanno portando avanti una campagna politica e propagandistica come quella che ha fatto lo Stato Islamico. In poche parole, mentre i jihadisti, dell’ISIS hanno sempre avuto aspirazioni globali, i militanti malesi hanno aspirazioni nazionali, motivo per cui non cercano l’appoggio della comunità internazionale e preferiscono insistere sul consenso delle comunità locali. Alla luce di tali considerazioni, l’International Crisis Group ha avanzato una ipotesi che non è mai stata adottata in altri Paesi alle prese con le insurrezioni islamiste, ovvero la semplice “risoluzione pacifica del conflitto”. In tal senso, la Tailandia avrebbe bisogno di avviare colloqui di pace nella regione meridionale, e non di portare avanti campagne anti-insurrezionaliste. Ad avviso del report sarebbero necessari due step fondamentali. In primo luogo, sarebbe utile instaurare un dialogo tra il governo di Bangkok e i leader separatisti. In secondo luogo, la creazione di un sistema politico decentralizzato potrebbe aiutare a indirizzare in modo migliore le tensioni nel sud del Paese, preservando al contempo l’unità nazionale. Nel novembre 2016, le autorità thailandesi hanno reso noto di aver avviato indagini su determinati individui che avevano espresso interesse per l’ISIS attraverso i social media.

Per quanto riguarda la legislazione antiterrorismo, la Thailandia ha inserito le azioni terroristiche all’interno del proprio codice penale nel 2003, anche se la maggior parte dei processi legati a tale fenomeno finiscono per non trovare abbastanza prove per condannare i sospettati. Le unità di polizia presentano diverse capacità di prevenire, gestire e rispondere ad incidenti terroristici. La responsabilità di tali casi è affidata alla Royal Thai Police, al Dipartimento delle Indagini Speciali e ad alcuni corpi militari. La condivisione di informazioni e la cooperazione tra la polizia e le entità militari, tuttavia, sono piuttosto limitate. Il controllo dei confini costituisce una delle questioni di sicurezza più importanti, in quanto le frontiere sono piuttosto porose e difficili da controllare. Le autorità thailandesi stanno continuando ad utilizzare programmi di screening per i viaggiatori non molto avanzati presso la maggior parte dei punti di entrata del Paese. Il sistema di immigrazione locale presso i confini non presenta un’efficiente connettività in tempo reale con l’INTERPOL per aggiornare il database sui foreign fighters.

In merito al contrasto del finanziamento del terrorismo, la Thailandia fa parte dell’Asia/Pacific Group on Money Laundering (APG). La sua unità di intelligence finanziaria, la Anti-Money Laundering Office (AMLO) è un membro dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. Il Thailand’s Counterterrorism Financing Act (CFT) è entrato in vigore nel 2013. In relazione al contrasto dell’estremismo violento, nel 2016 la Thailandia non ha attuato una strategia efficace come raccomandato dall’Onu. Tuttavia, il commando per le operazioni di sicurezza interna del governo ha continuato a organizzare programmi per contrastare la radicalizzazione nel sud del Paese. Le autorità collaborano altresì con i leader musulmani per promuovere l’insegnamento dell’Islam moderato e per facilitare il dialogo tra musulmani e buddisti. Sempre nel 2016, il Ministero della Giustizia ha iniziato un progetto pilota con lo UN Interegional Crime and Justice Research Institute per valutare i legami tra 300 detenuti e le sommosse nel sud della Thailandia, con l’obiettivo di identificare i casi di radicalizzazione e contrastarla in tempo.

Infine, nell’ambito della cooperazione internazionale e regionale, la Thailandia ha partecipato a diverse iniziative antiterrorismo, attraverso l’Asia Pacific Economic Cooperation, l’Association for Southeast Asian Nations (ASEAN) e l’ASEAN Regional Forum. Nonostante la Thailandia non faccia parte del Global Counterterorrism Forum, partecipa ai lavori del gruppo relativi ai foreign fighters.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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