Rohingya: scoperte 5 fosse comuni con centinaia di corpi in Myanmar

Pubblicato il 3 febbraio 2018 alle 7:33 in Asia Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Centinaia di Rohingya sono stati massacrati e sotterrati in 5 fosse comuni.

È quanto riferisce un report pubblicato dall’agenzia di stampa Associated Press, giovedì primo febbraio, in cui vengono riportate diverse testimonianze di sopravvissuti e di parenti delle vittime. Secondo le stime, sarebbero almeno 400 i Rohingya uccisi dalle truppe del Myanmar e ritrovati nelle cinque fosse comuni. Uno dei massacri è avvenuto presso il villaggio di Gu Dar Pyin, dove i soldati hanno cominciato a sparare contro un gruppo di uomini e bambini che stavano partecipando ad un gioco simile al calcio, chiamato “chinlone”. La ricostruzione degli eventi indica che i massacri sarebbero venuti durante i mesi di agosto e settembre 2017, e che i soldati del Myanmar avrebbero fatto di tutto per non lasciare alcuna traccia, utilizzando l’acido per sciogliere i corpi. Tuttavia, a causa delle piogge, i resti dei cadaveri sotterrati sono riemersi.

Phil Robertson, di Human Rights Watch, ha esortato la comunità internazionale a indagare sulla responsabilità delle autorità del Myanmar in merito alle uccisioni di massa, e ha sottolineato la necessità di istituire un embargo di armi da parte dell’Onu contro il Paese asiatico. Amnesty International ha definito tale scoperta “soltanto la punta dell’iceberg”.

I membri della minoranza etnica musulmana Rohingya sono fuggiti in 655.000 dal Myanmar per cercare rifugio in Bangladesh dal 25 agosto 2017, mentre altri 400.000 mila erano giunti nei campi di accoglienza tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017. L’esodo è stato casato da una violenta repressione militare condotta dall’esercito del Myanmar in reazione a una serie di attacchi contro stazioni di polizia di frontiera, compiuti dai militanti islamisti dell’Arakan Rohingya Salvation Army, organizzazione estremista che dichiara di essere nata per difendere la minoranza etnica. Il governo di Naypyidaw sostiene che I Rohingya siano terroristi, mentre le testimonianze dei rifugiati in Bangladesh dimostrano che, in realtà, le autorità del Myanmar stanno effettuando pulizie etniche, come ha affermato l’Onu. Pochi giorno fa, l’inviato speciale delle Naizoni Unite per i diritti umani in Myanmar, Yanghee Lee, ha affermato che le operazioni violente effettuate contro i Rohingya hanno le caratteristiche di un vero e proprio genocidio.

Il 23 novembre 2017, il Bangladesh e il Myanmar hanno concluso un accordo che ha stabilito il rimpatrio di circa 750.000 Rohingya entro due anni dall’inizio delle operazioni. L’avvio delle procedure, fissato per il 23 gennaio 2018, è stato posticipato in quanto l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e le altre organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto ai due Paesi di rivalutare l’iniziativa.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.