Iraq: la battaglia di Afrin favorirà il ritorno dell’ISIS?

Pubblicato il 3 febbraio 2018 alle 7:02 in Iraq Medio Oriente

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Nonostante il 9 dicembre 2017 il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, abbia annunciato ufficialmente la sconfitta dello Stato Islamico in Siria e in Iraq, i militanti dell’organizzazione terroristica continuano a rifugiarsi nelle aree desertiche del territorio, dove vengono combattute dall’esercito iracheno e dalle forze curde siriane. 

Secondo quanto riferito da alcune fonti di sicurezza irachene, con l’intensificarsi degli scontri tra le truppe turche e quelle curde nel distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia, le Syrian Democratic Forces, stanziate nella Siria orientale, al confine con l’Iraq, potrebbero essere costrette ad abbandonare il territorio per essere ricollocate al fianco dei curdi che combattono nel nord del Paese. Ciò potrebbe facilitare i militanti dell’ISIS, che rimangono nel territorio siriano, nell’attraversamento del confine con l’Iraq, causando problemi nel territorio.

Benché il 7 dicembre 2017 la Russia avesse dichiarato che lo Stato Islamico era stato sconfitto in Siria, alcuni villaggi e alcune aree nel territorio orientale, vicino al confine iracheno, continuano a essere sotto il controllo dell’organizzazione. A dimostrazione di ciò, il 19 gennaio, un rapper tedesco che si era affiliato allo Stato Islamico, Deso Dogg, è stato ucciso in un attacco aereo che ha colpito la cittadina di Gharanij, situata nel distretto di Albu Kamal, nel governatorato di Deir Ezzor, dove sono presenti le Syrian Democratic Forces. Le forze curde monitorano la maggior parte del territorio situato a nord del fiume Eufrate, mentre la parte meridionale è sotto il controllo delle forze del governo siriano e dei suoi alleati.

Secondo quanto riferito da una fonte della sicurezza, che ha preferito rimanere anonima, il 21 gennaio, un attacco terroristico avrebbe colpito la cittadina di Baghouz, situata a nord del fiume Eufrate, vicino a Soussa. In tale occasione, l’ISIS avrebbe tentato di “oltrepassare due punti di controllo delle Syrian Democratic Forces, prima di ritirarsi”. Secondo il quotidiano Al-Monitor, in tale occasione, i militanti dell’ISIS avrebbero tentato di raggiungere le aree desertiche situate nei governatorati iracheni di Al-Anbar, Salah Al-Din e Ninive, che, secondo alcuni analisti, sarebbero il luogo in cui si starebbe rifugiando il leader dello Stato Islamico, Abu Bakr Al-Baghdadi.

In merito alla questione, il comandante del gruppo Kata’ib Al-Hamza di Al-Qaim, composto da forze sunnite che combattono contro l’organizzazione terroristica, Abu Aya, ha dichiarato che “l’ISIS ha numerose basi sotterranee nel deserto di Al-Anbar. La più vicina ad Al-Qaim si trova a 93 km di distanza”. In questo contesto, Aya ha aggiunto: “Siamo a conoscenza delle restanti 3 basi dello Stato Islamico nel deserto occidentale di Al-Anbar, una delle quali era stata colpita dai raid aerei della coalizione, nei pressi dell’ex base aerea H1. Tuttavia, credo che ce ne siano almeno 5 o 6. Una è abbastanza grande perchè le automobili vadano sottoterra e si trova nell’area tra Al-Anbar e Salah Al-Din”. La base aerea H1 era una base militare irachena che, dopo essere stata utilizzata durante l’operazione Iraqi Freedom, era stata abbandonata nel 2003.

All’inizio di gennaio, il comandante del gruppo Liwa Aaly Al-Furat, un gruppo di combattenti locali addestrati dalle forze speciali danesi, il colonnello Moussa Hamad Al-Karbouly, aveva riferito ad Al-Monitor che si aspettavano che l’ISIS si spingesse al confine iracheno e aveva aggiunto: “Siamo preparati”.

Proprio per far fronte a tale situazione, martedì 30 gennaio, le forze dell’esercito iracheno hanno lanciato un’ampia operazione, della durata di 3 giorni, nel deserto meridionale, situato nei governatorati di Najaf, Muthana, Dhi Qar e Barra, mirata a combattere le cellule dormienti dello Stato Islamico che si annidano nel territorio. Gli obiettivi colpiti dalle forze irachene sarebbero stati indicati dall’Intelligence.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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