Siria: la conferenza di Sochi inizia senza l’opposizione e i curdi

Pubblicato il 30 gennaio 2018 alle 6:03 in Medio Oriente Siria

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È iniziata, nella città russa di Sochi, la prima sessione del Congresso per il Dialogo nazionale siriano, che avrebbe il compito di riunire i delegati di vari partiti politici siriani, dell’opposizione interna ed esterna, di tutti i gruppi etnici e confessionali attorno al tavolo dei negoziati per discutere l’adozione di una nuova Costituzione in Siria.

Il Congresso per il Dialogo nazionale siriano è iniziato lunedì 29 gennaio, nonostante, inizialmente, si sarebbe dovuto tenere il 18 novembre 2017. La conferenza era stata posticipata da Mosca, a causa del rifiuto di partecipare da parte dell’opposizione siriana e dell’opposizione della Turchia alla presenza del Partito dell’unione democratica curdo. Ankara considera le People’s Protection Units (YPG), una milizia siriana a maggioranza curda, parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia.

La conferenza ha preso il via senza la partecipazione delle delegazioni dell’opposizione siriana e dei curdi. Sabato 27 gennaio, un portavoce dell’opposizione siriana aveva dichiarato che non avrebbe preso parte alla conferenza di Sochi, dal momento che la delegazione del governo siriano non avrebbe dimostrato alcun interesse serio a negoziare la pace e che considera la riunione di Sochi un tentativo di Mosca di ostacolare il processo di pace di Ginevra, sostenuto dalle Nazioni Unite.

Tale pensiero è condiviso anche da alcune potenze occidentali e da alcuni Stati arabi, i quali ritengono che il Congresso per il Dialogo nazionale siriano sia un tentativo della Russia di creare un processo di pace separato che indebolisca gli sforzi delle Nazioni Unite, favorendo, al contrario, una soluzione più conveniente al presidente siriano Bashar Al-Assad e ai suoi alleati, in particolare Russia e Iran. In questo contesto, lunedì 29 gennaio, un portavoce del Ministero degli Esteri francese ha dichiarato che Parigi non avrebbe preso parte ai negoziati di Sochi, sottolineando che essi si dovrebbero tenere secondo i parametri delle Nazioni Unite. In tal senso, il portavoce ha dichiarato: “Tutte le altre iniziative, come l’incontro di Sochi, organizzato dalla Russia, devono sostenere il processo di pace delle Nazioni Unite e stare in questo contesto” e ha aggiunto: “Prendiamo nota della decisione dell’opposizione siriana di non recarsi a Sochi. La Francia non parteciperà ai lavori che si terranno nella città russa”.

Lo stesso giorno, lunedì 29 gennaio, anche i curdi siriani hanno annunciato che non parteciperanno alla conferenza di Sochi, a causa dell’offensiva turca nel distretto di Afrin. In merito alla questione, un funzionario curdo, Fawza Al-Yussef, ha dichiarato: “Avevamo già detto che se la situazione fosse rimasta la stessa ad Afrin non avremmo potuto partecipare a Sochi” e ha aggiunto che la campagna militare turca “contraddice il principio del dialogo politico”. La Turchia, che il 20 gennaio aveva lanciato l’operazione “Ramo d’Olivo” contro il territorio dei curdi siriani, è uno dei tre Paesi che hanno sponsorizzato il Congresso per il Dialogo nazionale siriano, insieme a Russia e Iran.

Da parte sua, la Russia ha ignorato la decisione dell’opposizione siriana di boicottare la conferenza di pace, affermando che la sessione si sarebbe tenuta indipendentemente dalla loro scelta. Lunedì 29 gennaio, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che il boicottaggio da parte dell’opposizione siriana non ostacolerà la conferenza e ha aggiunto: “È improbabile che il fatto che alcuni rappresentanti dei processi, che si stanno svolgendo in Siria, non partecipino fermi il congresso dall’andare avanti ed è improbabile che ostacoli gravemente l’importanza del congresso”.

La conferenza di Sochi si tiene qualche giorno dopo la conclusione del nono round dei negoziati di Ginevra, i negoziati di pace, che si svolgono tra il governo del presidente Bashar Al-Assad e l’opposizione siriana, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con l’obiettivo di trovare una soluzione politica al conflitto civile siriano, che si erano tenuti il 25 e il 26 gennaio nella città di Vienna.

Lunedì 29 gennaio, anche l’inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, Staffan de Mistura, è arrivato nella città russa, al fine di guidare una commissione, che dovrebbe essere istituita questa settimana con il compito di redigere una nuova Costituzione.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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