UK: crescenti discussioni sulla Brexit minacciano coesione interna ai partiti

Pubblicato il 28 gennaio 2018 alle 18:24 in Europa UK

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Il ministro dell’Ufficio di Gabinetto britannico, David Lidington, ha richiamato il partito conservatore all’unità e alla coesione per risolvere le crescenti discussioni causate dalla Brexit, mentre il presidente Trump ha criticato la condotta morbida del premier britannico, Theresa May.

Domenica 28 gennaio, il ministro dell’Ufficio di Gabinetto britannico e cancelliere del ducato di Lancaster, David Lidington – che lavora a stretto contatto con il primo ministro del Regno Unito, Theresa May – si è pronunciato in favore di un richiamo alla coesione interna al suo partito conservatore. Infatti, negli ultimi giorni sono sorti crescenti battibecchi e discussioni sulle modalità con cui la Gran Bretagna dovrà lasciare l’Unione Europea; tali alterchi rischiano di minacciare la leadership del primo ministro britannico e danneggiare la stabilità interna al partito. Lidington ha affermato che tutte le fazioni che compongono la maggioranza conservatrice di centro-destra che al momento è alla guida del Paese devono restare unite nel dialogo e nel confronto con il partito all’opposizione, ossia i laburisti guidati da Jeremy Corbyn. Il ministro dell’Ufficio di Gabinetto ha inoltre affermato, rivolgendosi a omologhi e colleghi, che la “famiglia conservatrice” necessita di far fronte comune nello spirito di rispetto reciproco, e deve dunque sforzarsi di guardare a uno scenario più ampio di come sta dimostrando recentemente. Lidington ha preso la parola all’indomani di una serie di discussioni e diverbi pubblici innescati dalla tematica della Brexit, l’ultimo dei quali ha visto l’ex segretario dell’Irlanda del Nord, Theresa Villiers, lanciare un avvertimento dicendo che la Gran Bretagna sta rischiando di restare di fatto all’interno dell’Unione Europea in ogni cosa fuorché nel nome, che su carta si è ormai svincolato dall’U.E.

Il premier May sta riscontrando difficoltà nel trovare una proposta univoca all’interno del suo partito in merito a quale percorso sia meglio seguire, a livello di iter procedurale, per l’isola britannica per prendere le distanze definitive dall’Unione Europea. L’effettiva attuazione della Brexit, e dunque la sua entrata in vigore a livello giuridico e fattuale, è prevista per marzo 2019.

Quanto al leader laburista, Jeremy Corbyn, è anch’egli stato oggetto di recenti critiche all’interno del suo partito, in quanto è stato ritenuto indeciso nella linea di condotta da adottare in merito alla Brexit. I membri del partito lo hanno perciò esortato a chiarire che tipo di relazione egli desideri per il Paese nei confronti dell’Unione Europea. Ci sono stati anche pareri favorevoli a indire un secondo referendum, il cui risultato confermi o eventualmente smentisca il primo “sì” che ha innescato il processo di separazione dell’isola britannica dal continente europeo. Domenica 28 gennaio, Corbyn ha affermato che non è nelle sue intenzioni mobilitare un secondo referendum, ma ha reso noto che il suo partito potrà considerare l’ipotesi di stanziare regolarmente fondi al budget dell’Unione Europea per avere accesso al mercato unico. Il leader dell’opposizione ha però messo le mani avanti, ribadendo che si tratta di una proposta, e che la decisione definitiva a tale riguardo sarà presa solo in un secondo momento.

In questo contesto, domenica 28 gennaio, lo stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è intervenuto sulla linea politica interna alla Gran Bretagna per criticare l’atteggiamento di May. Durante un’intervista trasmessa in televisione, Trump ha affermato che, se fosse nel premier britannico, a quest’ora starebbe negoziando la Brexit in modo molto più severo e rigido.

Sono in molti i sostenitori britannici della Brexit che stanno dando voce alle preoccupazioni incarnate domenica dall’accusa di Trump; secondo loro, infatti, la decisione sancita dalla maggioranza nel referendum del 23 giugno 2016 rischia di essere tradito dalla linea politica del governo inglese, che si è accordato con l’Unione Europea per avviare un periodo di transizione della durata di due anni in cui i cambiamenti saranno pressoché invisibili. Ad esempio Villiers, un ministro di gabinetto sotto il governo dell’ex premier, David Cameron, nel referendum del 2016 si era dichiarato fervente sostenitore della Brexit, e ha ora scritto un articolo per il giornale Sunday Telegraph mettendo in guardia circa quella che a suo dire è una “diluizione” della Brexit a opera del governo attuale. Il ministro delle finanze britannico, Philip Hammond, ha causato ulteriori motivi di proteste e discussioni nel corso della settimana passata per aver affermato che le relazioni commerciali del Regno unito con l’Unione Europea dopo la Brexit cambieranno solamente in misura modesta.

Theresa May è apparsa vulnerabile dopo aver indetto le elezioni anticipate a giugno 2017 per poi uscire dalle votazioni con la perdita della maggioranza al Parlamento. L’idea di un potenziale successore della premier è tuttavia improbabile, in quanto il partito conservatore rimane estremamente frammentato, anche per via delle questioni inerenti alla Brexit.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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