Mali: uomini armati uccidono tre soldati nel crescente clima di violenza

Pubblicato il 28 gennaio 2018 alle 19:12 in Africa Mali

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Alcuni uomini armati hanno ucciso almeno tre soldati maliani durante un attacco a un avamposto militare nel nordest del Paese, continuando ad alimentare la scia di violenze scoppiate sul territorio nell’ultima settimana.

Nella giornata di domenica 28 gennaio, un gruppo di uomini armati non meglio identificati hanno assalito un avamposto militare situato nella cittadina di Menaka, in una zona desertica del Mali vicino al confine con il Niger, uccidendo tre soldati. A riferirlo sono state le forze di sicurezza locali, e un membro dell’esercito ha confermato l’attacco aggiungendo che cinque soldati sono morti in seguito a una sparatoria durata 40 minuti.

L’assedio di domenica va a sommarsi a un clima di crescenti agitazioni e violenze nella regione, che per ultimo aveva visto l’attacco ad una base militare avvenuto il giorno precedente. Infatti, poco prima dell’alba di sabato 27 gennaio, un gruppo di circa 30 combattenti armati da al-Qaeda ha assalito la base militare di Soumpi, situata nella zona centrale del Paese, vicino al confine meridionale della regione di Timbuctu; a renderlo noto, in questo caso, è stata una dichiarazione dell’esercito diffusa tramite la radioemittente di Stato. Nel comunicato veniva riportata inoltre la morte di 14 soldati e il ferimento di altri 15 militari; nello scontro a fuoco, 17 dei 30 assalitori sono rimasti uccisi. Un ufficiale dell’esercito ha affermato che il gruppo di assalitori ha sottratto materiale militare dopo che i soldati della caserma hanno abbandonato le loro postazioni. L’ufficiale ha aggiunto che la base militare è stata completamente messa sotto assedio, e ha poi pregato di restare nell’anonimato, in quanto non è stato autorizzato a parlare con i media.

Situata nella parte occidentale dell’Africa, la regione arida del Sahel sta vivendo un aumento delle violenze da parte di gruppi militari. Tra questi, alcuni hanno legami con al Qaeda e con lo Stato Islamico, motivo per cui Paesi come la Francia e gli Stati Uniti stanno mettendo in atto una risposta sempre più aggressiva. Nel corso della giornata, il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, ha annunciato che la popolazione malese non si lascerà intimorire da simili “attacchi barbarici”. Riguardo all’accaduto, il capo di Stato ha affermato che il suo Paese non deve essere intimorito, e che al contrario dovrà intensificare gli sforzi per combattere i terroristi. L’intervento presidenziale ha avuto luogo nel villaggio di Boni, nel quale 26 persone sono state uccise giovedì 25 gennaio scorso. Le vittime di questo attacco si stavano spostando dal confinante Stato del Burkina Faso su un veicolo terrestre civile per passeggeri, quando la vettura è passata sopra ad una mina antiuomo. Nella stessa giornata, un altro incidente si è verificato nella vicina città di Youwarou. Qui, l’esercito malese ha riportato che le sue truppe hanno respinto un attacco, probabilmente a opera delle milizie islamiche.

Il Mali e il Senegal hanno intenzione di dispiegare presto circa 1000 truppe in un’operazione pacifica nella zona centrale dello stato malese, allo scopo di contenere i jihadisti che sono stati già in passato confinati nelle distese settentrionali del Sahara.

Ma gli analisti dubitano che i due Stati africani saranno capaci di pacificare la zona solo militarmente. Gli islamici sfruttano il malcontento del popolo nomade dei Fulani, e i loro conflitti con gli allevatori locali riguardo l’accesso a terreni pascolabili. Le continue repressioni dei sospetti jihadisti portate avanti dal governo hanno inoltre più volte preso anche di mira i Fulani, spingendo alcuni di loro ad affiliarsi concretamente ai gruppi armati.

I militanti islamici avevano preso il controllo delle regioni desertiche settentrionali malesi nel 2012, prima di essere respinti da un intervento militare a guida francese l’anno successivo.  Ma nonostante la presenza simultanea di una missione dell’Onu per il mantenimento della pace, e di truppe militari che operano nell’ambito di una missione regionale francese impegnata nella lotta ai gruppi militanti, la violenza è ancora in aumento, e gli attacchi si stanno diffondendo anche nelle zone meridionali del Paese, in direzione della capitale Bamako.
Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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