Afrin: la strategia della Russia

Pubblicato il 27 gennaio 2018 alle 7:23 in Russia Siria

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Il 20 gennaio, Ankara ha annunciato l’avvio dell’operazione “Ramo d’Olivo”, una campagna militare contro il distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia. Tale offensiva sarebbe mirata, secondo quanto dichiarato dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, a combattere i terroristi che si trovano nel territorio e a creare una zona sicura della profondità di 30 km al confine tra i due Paesi. È necessario specificare che la Turchia considera le People’s Protection Units (YPG), che costituiscono il braccio armato del Partito dell’Unione Democratica curda, parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale dalla Turchia.

L’offensiva turca contro il territorio siriano ha immediatamente suscitato l’opposizione del presidente Bashar Al-Assad, il quale, il giorno successivo all’inizio dell’operazione, domenica 21 gennaio, in occasione di un incontro con il presidente del Consiglio strategico iraniano sulle relazioni esterne dell’Iran, Kamal Kharazi, aveva definito la campagna militare della Turchia nel distretto di Afrin “parte del supporto di Ankara nei confronti dei gruppi estremisti”. Il presidente siriano faceva riferimento al fatto che le truppe turche stanno combattendo al fianco dell’Esercito siriano libero (Esl), una forza armata, costituitasi il 29 luglio 2011 e formata dai disertori dell’esercito siriano, che combatte le forze di Bashar al-Assad.

Al momento dell’offensiva, nel territorio settentrionale della Siria, oltre ai curdi, alle truppe turche e alle forze del governo siriano, che stanno combattendo nel governatorato di Idlib, situato nel nord della Siria, al confine con Afrin, per sottrarre l’area ai gruppi dell’opposizione, erano presenti anche i soldati russi. Le truppe di Mosca avevano il compito di monitorare che venisse rispettato il cessate il fuoco nel territorio, secondo quanto stabilito dal sesto round dei negoziati di Astana, che si era tenuto nella capitale del Kazakistan tra il 14 e il 15 settembre 2017.

La Russia è in buoni rapporti con tutte le parti coinvolte degli scontri di Afrin. Mosca è il principale alleato del presidente siriano, Bashar Al-Assad. Il Paese è intervenuto militarmente nella guerra civile siriana il 30 settembre 2015, in seguito alla richiesta ufficiale di aiuto avanzata dal presidente, che, precedentemente, veniva sostenuto da Mosca attraverso l’invio di rifornimenti.

Recentemente, la Russia ha altresì stretto relazioni con i curdi, che, al momento, controllano un quarto della Siria, riconoscendoli e accreditandoli come uno degli attori nella futura ri-organizzazione del Paese. In tal senso, Mosca li ha invitati a prendere parte al Congresso per il Dialogo nazionale siriano, che si terrà nei giorni 29 e 30 gennaio, nella città russa di Sochi, con l’obiettivo di trovare una soluzione politica al conflitto civile.

Infine, la Russia intrattiene buoni rapporti anche con la Turchia. Le relazioni tra i due Paesi si sono rafforzate dopo il colpo di stato contro il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avvenuto il 15 luglio 2016. Al momento, Ankara e Mosca sono in trattative per la compra-vendita di un sistema di difesa missilistico S-400.

In tale contesto, dunque, qual è la posizione assunta dalla Russia nell’operazione di Afrin?

Il giorno precedente all’inizio dell’offensiva, venerdì 19 gennaio, le truppe russe, che si trovavano nel territorio, avevano iniziato a ritirarsi. La mossa di Mosca era giunta dopo che, giovedì 18 gennaio, la Turchia aveva mandato il Capo di Stato Maggiore, il generale Hulusi Akar, e il capo dell’Intelligence turca, Hakan Fidan, nella capitale russa per discutere la situazione con il Capo di Stato Maggiore russo, Valery Gerasimov. Oltre a ciò, qualche ora prima dell’inizio dell’operazione militare turca, il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, aveva ricollocato la polizia militare nell’area di Tell Adjar, situata all’interno della zona cuscinetto di Tel Rifaat, “al fine di prevenire eventuali provocazioni e di escludere la possibilità che la vita e la salute dei militari russi venissero minacciate”. Infine, i jet da combattimento turchi hanno utilizzato lo spazio aereo sopra Afrin, che si trovava sotto il controllo dei russi.

Ciò fa pensare che la Turchia abbia informato Mosca dell’obiettivo dell’operazione in anticipo, dando così alle truppe russe il tempo di allontanarsi dalla zona di guerra, come in effetti aveva confermato Erdogan in una dichiarazione rilasciata il 22 gennaio, nella quale il presidente aveva parlato di un “accordo con la Russia”, senza, tuttavia, fornire ulteriori dettagli in proposito.

La posizione della Russia in relazione all’operazione di Afrin risulta molto complessa, dal momento che, essendo il principale alleato di Al-Assad in Siria, Mosca avrebbe dovuto ribadire il proprio impegno per garantire l’integrità territoriale della Siria e fermare, quindi, l’operazione turca.

Secondo un’analisi del quotidiano Al-Monitor dal titolo “Russia’s role in Turkish incursion into Syria is tricky”, il primo obiettivo che la Russia intende realizzare mantenendosi neutrale nel conflitto di Afrin sarebbe allontanare definitivamente gli americani dal territorio siriano ed esacerbare le divisioni tra gli Stati Uniti e la Turchia, che sono entrambi membri della NATO e i cui rapporti, al momento, sono già tesi, anche a causa del sostegno americano nei confronti delle People’s Protection Units (YPG).

In questo contesto, dunque, Mosca avrebbe screditato la posizione degli Stati Uniti in Siria, facendo ricadere la colpa dell’operazione turca sugli Stati Uniti. Il 20 gennaio, il giorno in cui è iniziata l’offensiva turca, Il Ministero della Difesa russo aveva dichiarato che la campagna di Ankara in Siria sarebbe stata innescata “dal rifornimento incontrollato di armi moderne da parte del Pentagono” alle Syrian Democratic Forces (SDF), che Ankara considera parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale dalla Turchia. In tal senso, il Ministero aveva affermato: “I passi provocatori degli Stati Uniti, mirati a isolare le aree a maggioranza curda, hanno costituito i fattori cruciali della crisi in questa parte della Siria. La reazione estremamente negativa di Ankara è stata causata dalle dichiarazioni di Washington in merito alla creazione di forze di frontiera vicino al confine turco-siriano, oltre ad altre azioni compiute dagli Stati Uniti per danneggiare il Paese e al supporto nei confronti dei gruppi armati”.

L’operazione “Ramo d’Olivo” era stata lanciata dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà delle quali sarebbero state veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara aveva definito tale programma “inaccettabile” e, il giorno successivo, il 15 gennaio, aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberarlo dal terrorismo”.

Il secondo obiettivo che la Russia intende realizzare mantenendosi neutrale nel conflitto di Afrin sarebbe consolidare ancora di più la posizione già forte che ha in Siria, ergendosi a pacificatore del conflitto, attraverso le forze di polizia che operano nella zona cuscinetto di Tel Rifaat. Oltre a ciò, Mosca starebbe dando un segnale forte ai gruppi curdi che risiedono in altre zone della Siria, mostrando loro, attraverso la sua neutralità il prezzo da pagare per aver violato l’integrità territoriale del Paese. Secondo quanto riferito da un politico curdo, Aldar Khalil, prima dell’offensiva turca, la Russia avrebbe chiesto ai curdi di consegnare Afrin al governo siriano affinché fosse “al sicuro da attacchi da parte della Turchia”, ma i curdi non avevano accettato tale proposta.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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