L’anno più violento della storia del Messico

Pubblicato il 25 gennaio 2018 alle 6:02 in America Latina Messico

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Il Messico attraversa il periodo di maggiore violenza della sua storia, battendo record raggiunti solo negli anni peggiori della guerra al narcotraffico. Nel 2017 sono stati commessi oltre 25.000 omicidi, circa 70 al giorno.

Finora l’anno più sanguinoso era stato il 2011, nel pieno della guerra lanciata dall’allora presidente Felipe Calderón contro i cartelli della droga. In quell’anno furono commessi, in media, 61 omicidi ogni giorno. Negli anni successivi, complice il successo delle operazioni antidroga, il tasso di morti violente calò progressivamente fino a scendere nel 2014 a meno di 15000, circa 39 al giorno.

Il 2014, tuttavia, segnò anche un’inversione di tendenza, simbolizzata dalle due stragi peggiori e più emblematiche della recente storia messicana: la sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa, rapiti e uccisi a Iguala dal gruppo criminale Guerreros Unidos con la complicità del sindaco José Luis Abarca e della moglie María de los Ángeles Pineda Villa, e l’uccisione di 15 persone a Tlatlaya (Stato di Messico) per mano dell’esercito.

Dal 2015 il numero di omicidi, ma anche di rapimenti e altri crimini violenti, non ha smesso di aumentare, nonostante i tentativi delle autorità messicane di riportare la situazione sotto controllo e le numerose denunce da parte della società civile.

Il governo di Enrique Peña Nieto ha varato la legge sulla sicurezza nazionale, che espande i poteri di polizia già concessi alle forze armate in occasione della guerra al narcotraffico. La legge, oggetto di critiche da parte di numerose organizzazioni civili, è stata condannata come repressiva sia dall’ONU che dall’Organizzazione degli Stati Americani.

Gli esperti concordano nell’attribuire l’esplosione di violenza ad un paradossale “successo eccessivo” della guerra al narcotraffico. La disfatta dei grandi cartelli che controllavano il paese e con esso i corridoi della droga in tutta l’America Centrale dalla Colombia fino agli Stati Uniti ha portato alla nascita di centinaia di micro-cartelli, spesso poco più di bande armate, in perenne lotta per il controllo di territori di modesta entità.

Il boom degli altri crimini violenti ne è la conferma. Per finanziarsi, questi gruppi criminali, commettono sequestri, rapine e violenze di vario genere. Nel 2017 ci sono stati in Messico oltre 1100 sequestri, una media di tre al giorno, 232.000 furti violenti, 26 ogni ora, oltre 5000 casi di estorsione, il 23% in più rispetto al 2011.

L’ondata di violenza non risparmia nemmeno le zone più turistiche. La Bassa California Sud, è passata da 35 omicidi nel 2012 a 560 lo scorso anno, Cancún da 86 omicidi nel 2016 a 220 nel 2017.

Un bilancio desolante, a pochi mesi dalla fine del mandato, per il presidente Enrique Peña Nieto, eletto nel 2012 con la promessa di ridurre gli eccessi del predecessore Felipe Calderón, che aveva investito tutto nella guerra al narcotraffico.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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