Onu: no ai rimpatri dei Rohingya

Pubblicato il 24 gennaio 2018 alle 15:39 in Asia Myanmar

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L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e le altre organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto al Bangladesh e al Myanmar di ripensare il loro piano di rimpatrio per i profughi Rohingya.

I membri della minoranza etnica musulmana Rohingya sono fuggiti in 655 mila dal Myanmar per cercare rifugio in Bangladesh dal 25 agosto 2017, altri 400 mila erano giunti nei campi di accoglienza tra ottobre 2016 e agosto 2017. La ragione dell’esodo è stata la violenta campagna militare condotta dall’esercito del Myanmar in reazione a una serie di attacchi alle stazioni di polizia di frontiera realizzati dai militanti islamisti dell’Arakan Rohingya Salvation Army, organizzazione estremista che dichiara di essere nata in difesa della minoranza etnica.

La campagna militare è stata definita dall’Onu come un’operazione di pulizia etnica ai danni dei Rohingya e i soldati sono accusati di aver commesso crimini nei confronti dell’umanità che si spingono ai limiti del genocidio. Il governo del Myanmar rifiuta le accuse, ma non ha permesso alle Nazioni Unite di condurre un’indagine imparziale su quanto accaduto nello stato di Rakhine, patria dei Rohingya.

Il Bangladesh e il Myanmar hanno siglato un accordo, il 23 novembre scorso, per garantire il rimpatrio di circa 750 mila Rohingya entro due anni dall’inizio delle operazioni. Il Bangladesh ha posticipato l’avvio delle procedure di rimpatrio, previsto inizialmente per martedì 23 gennaio.

Secondo l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, Filippo Grandi, “perché i rimpatri avvengano in modo corretto, perché siano sostenibili e affidabili, c’è bisogno di risolvere prima una serie di questioni di cui nessuno ha ancora parlato”. La prima tra le questioni indicate dal Commissario è quella della cittadinanza dei Rohingya, essi, infatti, per la maggior parte non godono della cittadinanza birmana e in Myanmar erano discriminati e considerati immigrati clandestini provenienti dallo stesso Bangladesh.

L’alto commissario Grandi ha affermato che sarebbe importante creare un meccanismo di monitoraggio nello stato di Rakhine per tenere sotto controllo coloro che decidono di rientrare in Myanmar. Al momento, però, l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati non può svolgere tale compito non avendo accesso alla zona interessata dal conflitto.

I rifugiati Rohingya presenti nei campi di accoglienza in Bangladesh temono che i rimpatri possano essere coercitivi e non volontari, come invece è previsto dall’accordo tra Myanmar e Bangladesh.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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