Myanmar: accordo per cessate il fuoco con i ribelli

Pubblicato il 24 gennaio 2018 alle 21:04 in Asia Myanmar

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Il governo del Myanmar siglerà un accordo per il cessate il fuoco con due gruppi di ribelli, secondo quanto riferito dai media locali. Si tratta di un progresso per il tentativo di portare la pace dopo decenni di conflitto nel Paese da parte della leader democratica e Premio Nobel per la Pace Aung San Suu-kyi.

Aung San Suu-kyi ha sempre ritenuto una priorità assoluta del Myanmar quella di porre fine ai conflitti interni con i gruppi di ribelli che vanno avanti da decenni, ma che hanno raggiunto il loro picco massimo proprio dalla fine del governo della giunta militare e dall’elezione di quello democratico guidato dal Premio Nobel per la Pace, 22 mesi fa.

Il processo negoziale che ha portato alla possibilità di un accordo di pace con due gruppi di ribelli non è stato oggetto di attenzione da parte della stampa internazionale, concentrata, invece, sull’esodo di quasi un milione di musulmani appartenenti alla minoranza etnica Rohingya che hanno abbandonato il Myanmar per cercare asilo in Bangladesh dall’ottobre 2016 a oggi.

I capi di due gruppi ribelli – denominati rispettivamente New Mon State Party e Lahu Democratic Union – hanno dichiarato di essere pronti a siglare un accordo per il cessate il fuoco dopo una riunione a porte chiuse con Aung San Suu-kyi e con il capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing svoltosi nella capitale birmana di Naypyitaw, martedì 23 gennaio.

La leader democratica Aung San Suu-kyi ritiene che il processo di pace sia essenziale per garantire lo sviluppo futuro del suo Paese e ha ringraziato pubblicamente i leader dei due gruppi che hanno acconsentito alla sigla dell’accodo.

Il New Mon State Party e la Lahu Democratic Union non sono stati artefici di conflitti aperti con l’esercito negli ultimi anni, tuttavia la sigla dell’accordo con il governo potrebbe convincere anche gli altri gruppi ribelli – e maggiormente attivi- a fare un passo verso la pace.

Nell’ultimo anno l’impegno di Aung San Suu-kyi per la pace nel suo Paese è stato oscurato dal suo mancato coinvolgimento nella crisi umanitaria che coinvolge la minoranza etnica Rohingya. La comunità internazionale e i suoi colleghi premi Nobel per la Pace hanno accusato Aung San Suu-kyi di non essersi schierata a favore dei diritti dei Rohingya, minoranza etnica musulmana che viveva nello stato nord-occidentale di Rakhine, in Myanmar. I Rohingya non godono della cittadinanza birmana e sono stati storicamente emarginati e perseguitati. Da quando è iniziata la campagna militare dell’esercito birmano nello stato di Rakhine, nell’ottobre 2016, quasi 1 milione di Rohingya ha lasciato il Paese, fuggendo nel vicino Bangladesh. In particolare, sono stati 688 mila i profughi ad arrivare nei campi di accoglienza creati dalle autorità di Dhaka soltanto dal 25 agosto 2017 a oggi. Le operazioni dell’esercito birmano sono state definite dall’Onu crimini contro l’umanità e azioni di pulizia etnica.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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