Turchia: accordo con la Russia per la questione di Afrin

Pubblicato il 23 gennaio 2018 alle 14:08 in Siria Turchia

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L’operazione in Siria finirà quando i 3,5 milioni di rifugiati siriani che si trovano in Turchia potranno tornare in patria, secondo quanto riferito dal portavoce del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin.

In un comunicato, emanato martedì 23 gennaio, in occasione di un summit sulla sicurezza che si è tenuto ad Ankara, alla presenza del presidente turco, Kalin ha dichiarato che i turchi avrebbero intrapreso un programma che prevede la fornitura di aiuti umanitari nel distretto di Afrin.

Il giorno precedente, lunedì 22 gennaio, Erdogan aveva dichiarato che non avrebbe fatto “passi indietro” nell’operazione militare contro il distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la penisola anatolica, e che il Paese avrebbe un accordo con la Russia in merito all’offensiva contro le People’s Protection Units (YPG). Nel terzo giorno dell’operazione “Ramo d’Olivo”, il presidente turco ha dichiarato: “La questione di Afrin verrà risolta. Non ci saranno passi indietro. L’abbiamo discussa con i russi e abbiamo un accordo con loro” e ha sottolineato che l’operazione finirà soltanto quando verranno raggiunti gli obiettivi prefissati, come è avvenuto in occasione dell’operazione “Scudo dell’Eufrate”.

Il 24 agosto 2016, il Consiglio di Sicurezza nazionale turco aveva avviato l’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord della Siria, conclusasi il 30 marzo 2017. Gli obiettivi dell’operazione erano due. Il primo era quello di liberare l’area dal controllo dello Stato Islamico, sostenendo l’avanzata dell’Esercito Libero Siriano (ESL). Il secondo era quello di ostacolare le mire espansionistiche dei curdi siriani, confinandoli a est del fiume Eufrate, con la minaccia di attacchi armati in caso di violazione del confine. Il 5 agosto 2017, Erdogan aveva annunciato l’ampliamento dell’operazione “Scudo dell’Eufrate”, attraverso l’organizzazione di nuove campagne militari.

In occasione del suo discorso, il presidente turco ha dichiarato: “Gli Stati Uniti chiedono con insistenza che l’operazione non duri troppo a lungo e che venga condotta in un certo periodo di tempo. Chiedo agli Stati Uniti: la vostra operazione in Afghanistan, che avete lanciato più di 10 anni fa, si è tenuta in un determinato periodo di tempo? Quando verrà completata? Siete ancora in Iraq, non è vero? Queste operazioni prevedono un certo periodo di tempo?”. Erdogan ha sottolineato che la Turchia “non ha intenzione di mantenere le truppe ad Afrin per sempre” e che le truppe verranno ritirate quando gli obiettivi verranno raggiunti, ribadendo che Ankara non permetterà la creazione di un “corridoio del terrore” al confine con la Siria.

Erdogan aveva minacciato di colpire militarmente Afrin dopo che, domenica 14 gennaio, la coalizione internazionale, a guida americana, aveva annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone, la metà dei quali sarebbero stati veterani della Syrian Democratic Forces (SDF). Ankara ha definito tale programma “inaccettabile”, dal momento che la Turchia considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale dalla Turchia. Il 15 gennaio, la Turchia aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”.

Venerdì 19 gennaio, il giorno precedente all’inizio dell’offensiva turca, le truppe russe, che si trovavano nel distretto di Afrin, avevano iniziato a ritirarsi. Le truppe russe si trovano nel governatorato di Idlib, per monitorare il controllo del cessate il fuoco nel territorio, secondo quanto stabilito dal sesto round dei negoziati di Astana, che si era tenuto nella capitale del Kazakistan tra il 14 e il 15 settembre 2017. La mossa di Mosca era giunta dopo che, giovedì 18 gennaio, la Turchia aveva mandato il capo di stato maggiore, il generale Hulusi Akar, e il capo dell’Intelligence turca, Hakan Fidan, nella capitale russa per discutere la situazione con il capo di stato maggiore russo, Valery Gerasimov. 

Lunedì 22 gennaio, il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov, aveva dichiarato che gli Stati Uniti starebbero cercando di ottenere il controllo del confine tra Siria e Turchia, sfruttando gli alleati curdi.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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