Stati Uniti: atteso il voto del Senato per riapertura del governo

Pubblicato il 22 gennaio 2018 alle 10:35 in USA e Canada

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Alle 12:00 locali di lunedì 22 gennaio, il Senato americano voterà per riaprire il governo e finanziarlo per tre settimane. Secondo quanto riportato dalla CNN, tuttavia, non è chiaro se i democratici permetteranno il superamento dello shutdown o meno.

Le votazioni si verificano a tre giorni di distanza dalla chiusura ufficiale del governo, il quale, la notte tra il 19 e il 20 gennaio, si è ritrovato in una situazione di “shutdown”, ovvero di blocco dell’attività amministrativa e federale, poiché il Congresso non è riuscito a raggiungere un accordo sulla spesa del governo e sull’immigrazione. Ne consegue che, fino a quando non verrà raggiunto un compromesso al Senato, il governo americano si troverà tecnicamente senza fondi, così che le agenzie federali in tutto il Paese non saranno operative. Tale chiusura avrà ripercussioni sui prezzi e su diversi settori, come quello del turismo, dal momento che diversi siti turistici, come la statua della Libertà, stanno rimanendo chiusi al pubblico.

Le votazioni di lunedì 22 gennaio, che avrebbero dovuto tenersi alle 1:00 di notte locali, sono state posticipate a mezzogiorno, nella speranza che i democratici si esprimeranno a favore della riapertura del governo. Domenica 21, Trump e i legislatori si erano riuniti per cercare una soluzione alla situazione di stallo, venendo tuttavia bloccati dai repubblicani, i quali hanno dichiarato di non voler riaprire le trattative fino a quando i democratici non si mostreranno favorevoli al compromesso. Dall’altra parte, i leader democratici hanno affermato che, fino a quando i repubblicani non muteranno la loro posizione sule questioni relative all’immigrazione, verranno respinte le votazioni.

Se lo stallo dovesse continuare, il presidente Trump ha dichiarato che sarà necessario cambiare le regole del Senato per trovare una soluzione al bilancio del governo. Per approvare i progetti di legge viene richiesta la “super maggioranza”, o maggioranza qualificata pari a 60 voti a favore su 100 votanti. Dal momento che i repubblicani godono di una maggioranza risicata in seno al Senato, Trump ha proposto una maggioranza semplice, ovvero di 51 voti favorevoli su 100 votanti, per far passare la legge di bilancio e porre fine alla chiusura del governo. Tale proposta, tuttavia, è stata immediatamente criticata e respinta da Mitch McConnel, leader della maggioranza repubblicana in Senato.

L’ultimo shutdown del governo statunitense risale al 2013, quando circa 800.000 lavoratori federali furono messi in licenza dal primo al 17 ottobre. L’impasse riguardò il passaggio di una lettera di finanziamento incentrata sulla legge sanitaria dell’ex presidente democratico, Barack Obama. Stavolta, il problema riguarda le politiche di immigrazione, in particolare il Deferred Action for Childhoof Arrivals (DACA). Tale programma, conosciuto anche come “il programma dei sognatori”, era stato adottato dall’amministrazione Obama per permettere ai giovani immigrati di poter lavorare legalmente negli Stati Uniti. Il piano, che finora ha protetto circa 800 mila persone, non conferisce la residenza legale, ma lascia al pubblico ministero la scelta di attuare o meno le leggi anti-immigrazione. Tuttavia, il 5 settembre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha abrogato il programma, scatenando numerose proteste da parte di democratici, repubblicani, attivisti e così via, che hanno definito “crudele” la sua decisione. Il 13 gennaio 2018, la Casa Bianca ha poi deciso di ripristinare il DACA, ma soltanto per coloro che avevano giù usufruito del piano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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