Russia: senza gli Stati Uniti, l’accordo nucleare con l’Iran non sussiste

Pubblicato il 20 gennaio 2018 alle 9:42 in Russia USA e Canada

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Nella giornata di venerdì 19 gennaio, il ministro degli Esteri russo ha affermato che se gli Stati Uniti si tireranno indietro dall’accordo sul nucleare con l’Iran, il patto internazionale avrà vita breve.

Il ministro degli Esteri della Russia, Sergei Lavrov, che venerdì si trovava presso la sede newyorkese delle Nazioni Unite, ha riferito ai giornalisti che l’accordo sul nucleare è in pericolo, in quanto tale negoziato non può essere concretizzato se uno dei Paesi firmatari se ne tira fuori unilateralmente. In tal caso, infatti, secondo Lavrov il patto cessa di esistere, e con esso qualsiasi accordo in merito. Il ministro russo ha altresì affermato che, a suo dire, gli Stati Uniti stanno cercando di convincere i Paesi europei a emulare la posizione recentemente presa da Washington in merito alla possibilità di non rinnovare il compromesso internazionale. Lavrov ha affermato che il patto non può andare incontro a modifiche né essere rinegoziato, specialmente riguardo alle richieste fatte dal presidente americano, Donald Trump, in quanto non sarebbe accettabile nei confronti dell’Iran. Secondo il ministro degli Esteri di Mosca, i Paesi europei hanno ormai ben compreso questo pericolo.

Quello del ministro Lavrov non è il primo monito che arriva dalla Russia. A novembre 2017, in un incontro con le autorità iraniane, il presidente russo, Vladimir Putin, aveva già condannato la volontà di Washington di cancellare unilateralmente il Joint Comprehensive Plan of Action, sottolineando che la sua preservazione è fondamentale. In tale occasione, Putin aveva definito gli Stati Uniti “un partner inadempiente e inaffidabile”.

Il presidente Trump, il 12 gennaio 2018, ha esortato gli alleati europei a lavorare fianco a fianco al Congresso americano affinché siano apportate modifiche ai “disastrosi vizi” contenuti nel patto nucleare – il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) – stipulato tra le potenze occidentali e l’Iran il 14 luglio 2015. In caso tale richiesta non venga esaudita, gli Stati Uniti minacciano di uscire dall’accordo. Trump ha domandato la rinegoziazione del Joint Comprehensive Plan of Action tramite un trattato separato che dovrà essere stipulato con i Paesi europei entro 120 giorniIn seguito alla decisione di Trump, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha ribadito che l’accordo non è per sua natura rinegoziabile, come stabilito dai paragrafi 26, 28 e 29 del documento.

Il JCPOA, all’epoca della sottoscrizione concluso sotto l’amministrazione Obama, era stato firmato dall’Iran e dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia USA, Inghilterra, Francia, Russia e Cina, con l’aggiunta della Germania. Il patto prevede la sospensione di tutte le sanzioni precedentemente imposte a Teheran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli Stati Uniti. In cambio di ciò, il Paese mediorientale si sarebbe impegnato a limitare le sue attività nucleari. Fin dalla campagna elettorale del 2016, Trump si è dichiarato contrario all’accordo, definendolo uno dei “peggiori patti mai conclusi dagli Stati Uniti”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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