Gli USA non forniranno 45 milioni di dollari di aiuti ai palestinesi

Pubblicato il 20 gennaio 2018 alle 6:08 in Palestina USA e Canada

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Gli Stati Uniti non forniranno 45 milioni di dollari di aiuti alimentari ai palestinesi, che il Paese aveva promesso nel mese di dicembre 2017, in risposta all’appello dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) per risolvere l’emergenza della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.

In una lettera, inviata il 15 dicembre 2017 al commissario generale dell’UNRWA, Pierre Krähenbühl, il supervisore dei conti del Dipartimento di Stato americano, Eric Hembree, si era impegnato a inviare 45 milioni di dollari, in risposta alla richiesta di emergenza per la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. Nella missiva si legge: “Gli Stati Uniti programmano di rendere questi fondi disponibili all’UNRWA all’inizio del 2018. Un’ulteriore lettera e un pacchetto di contributi di conferma verranno inviati entro e non oltre il gennaio 2018”.

Tale somma adesso è stata congelata, sulla scia del taglio dei finanziamenti americani destinati all’Agenzia delle Nazioni Unite. Giovedì 18 gennaio, la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert, ha dichiarato: “È stata una promessa che avevamo chiarito avremmo dovuto confermare più tardi, di conseguenza, abbiamo verificato che non siamo in grado di fornire la somma in questo momento” e ha aggiunto: “Ciò non significa che i soldi non verranno erogati più avanti”. La Nuaert non ha specificato cosa sia cambiato dalla decisione di inviare i fondi.

Martedì 16 gennaio, l’amministrazione americana aveva dichiarato che avrebbe tagliato della metà i fondi per l’Agenzia delle Nazioni Unite che fornisce aiuti ai rifugiati palestinesi che vivono in Giordania, Libano, Siria, Cisgiordania e Striscia di Gaza, affermando che l’ente dovrà attuare alcune riforme, non meglio definite. Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, i fondi destinati all’UNRWA sarebbero stati 60 milioni di dollari, mentre, per il momento, non verrebbero erogati gli altri 65 milioni di dollari che erano stati previsti. In tale occasione, la portavoce del Dipartimento di Stato americano aveva affermato che l’UNRWA avrebbe dovuto introdurre alcune riforme, non meglio specificate, come condizione necessaria per ottenere l’aumento dei fondi destinati all’ente e aveva sottolineato che tale decisione “non è mirata a punire nessuno”.

Giovedì 18 gennaio, la Nauert aveva ribadito che l’UNRWA avrebbe dovuto introdurre alcune riforme, sottolineando che nel programma sarebbe stato registrato un numero maggiore di rifugiati rispetto al passato e che “i soldi che provengono da altri Paesi devono aumentare, al fine di continuare a pagare per tutti i profughi”. In tale occasione, la portavoce del Dipartimento di Stato ha affermato: “Chiediamo agli altri Paesi di fare di più. Non crediamo di dover essere il principale donatore di ogni organizzazione in tutto il mondo”.

L’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente è stata creata nel 1949, in seguito alla guerra arabo israeliana del 1948, e costituisce una delle organizzazioni principali che forniscono supporto a lungo termine nei settori dell’istruzione, delle infrastrutture e del primo soccorso nei territori palestinesi. Gli Stati Uniti sono il principale donatore dell’Agenzia delle Nazioni Unite, seguiti dall’Unione Europea e dall’Arabia Saudita.

La decisione degli Stati Uniti è giunta in seguito all’intensificarsi dell’opposizione del popolo palestinese nei confronti del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, annunciato ufficialmente dal presidente americano il 6 dicembre 2017, e alle dichiarazioni del presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, il quale,  il 22 dicembre 2017, in occasione di una conferenza stampa congiunta con il proprio omologo francese, Emmanuel Macron, aveva affermato che non avrebbe più riconosciuto gli Stati Uniti come mediatore di pace tra Israele e il popolo palestinese. Il giorno precedente all’annuncio di Trump, lunedì 15 gennaio, i leader del Consiglio Centrale palestinese avevano votato a favore della sospensione del riconoscimento di Israele da parte dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, previsto dagli accordi di Oslo del 1993.  In tale occasione, il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, aveva definito gli sforzi di pace del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, come “lo schiaffo del secolo” e aveva ribadito la propria posizione in merito alla posizione degli Stati Uniti all’interno del processo di pace israelo-palestinese.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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