Turchia: stato di emergenza e libertà civili

Pubblicato il 19 gennaio 2018 alle 10:38 in Medio Oriente Turchia

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La Turchia è pronta a estendere lo stato di emergenza per la sesta volta consecutiva da quando la misura è stata imposta nel 2016.

Il Consiglio di Sicurezza nazionale turco, si riunirà mercoledì 24 gennaio per proporre l’estensione dello stato di emergenza nel Paese per il periodo di 3 mesi. Per entrare in vigore, la misura dovrà essere approvata dal Consiglio dei Ministri, che la discuterà lo stesso giorno, e dal Parlamento, che voterà il giorno successivo, giovedì 25 gennaio. Tale misura, che, se non rinnovata, scadrà venerdì 19 gennaio, era stata adottata per la prima volta il 21 luglio 2016, in seguito al fallimento del colpo di stato contro il presidente, Recep Tayyip Erdogan, avvenuto il 15 luglio 2016.

Il governo turco sostiene l’estensione dello stato di emergenza, a causa della gravità del colpo di stato del 21 luglio 2016, che aveva causato più di 250 morti, e del persistere della minaccia da parte della rete dei sostenitori del movimento Gulen. Grazie allo stato di emergenza, il governo ha potuto imporre un giro di vite nei confronti di coloro che sono sospettati di appartenere al movimento Fethullah Gulen, che, secondo le autorità turche, sarebbe colpevole di aver ordito il colpo di stato contro Erdogan.

Tale misura ha altresì permesso alle autorità turche di condurre una serie di arresti nei confronti degli oppositori del governo, tra i quali attivisti, giornalisti e politici, oltre alla chiusura dei canali mediatici e di organizzazioni non governative, con l’accusa di presunti legami con i gruppi terroristici. Stando ai dati riportati dal quotidiano The New Arab, la Turchia avrebbe arrestato circa 50.000 persone e allontanato 110.000 dipendenti pubblici, al fine di liberare lo Stato dai seguaci del movimento Gulen.

Secondo i dati riportati dal Committee to Protect Journalists (CPJ), nel 2017, Ankara si è collocata al primo posto per numero di giornalisti arrestati per il secondo anno consecutivo. Grazie al giro di vite imposto sulla stampa nazionale, le autorità turche avevano accusato alcuni giornalisti di attività terroristiche, basandosi soltanto sul presunto uso dell’applicazione di messaggistica Bylock o di conti correnti presso istituti che si ritiene siano legati al Fethullah Gulen.

Sotto lo stato di emergenza, al presidente turco è altresì consentito governare attraverso decreti, bypassando il Parlamento. In questo contesto, gli oppositori del governo temono che i poteri speciali che vengono garantiti dallo stato di emergenza possano portare la Turchia verso un governo sempre più autoritario.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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