Israele: scuse alla Giordania

Pubblicato il 19 gennaio 2018 alle 15:06 in Giordania Israele

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Israele ha porto ufficialmente le proprie scuse alla Giordania per l’uccisione di 3 cittadini giordani e si è offerto di pagare un risarcimento alle famiglie delle vittime, secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri giordano.

Le scuse di Israele riguardano l’incidente avvenuto ad Amman il 23 luglio 2017, quando due cittadini giordani, un ragazzo di 17 anni e un medico, erano stati uccisi da parte di un uomo della sicurezza israeliana. Secondo la ricostruzione dell’episodio, il giovane, che stava lavorando in un appartamento all’interno del compound dell’ambasciata, avrebbe aggredito l’ufficiale israeliano. In risposta, quest’ultimo avrebbe aperto il fuoco, causando la morte del ragazzo e del medico, proprietario dell’appartamento, colpito per errore. In seguito all’avvenimento, il 24 luglio 2017, tutto lo staff dell’ambasciata israeliana, inclusa l’ambasciatrice, aveva lasciato la capitale giordana e non vi aveva più fatto ritorno, dal momento che Amman aveva dichiarato che l’ambasciata israeliana in Giordania sarebbe stata riaperta soltanto dopo che il colpevole dell’uccisione dei cittadini giordani fosse stato processato.

Giovedì 18 gennaio, il portavoce del governo giordano, Mohammed Momani, ha riferito che Amman avrebbe “ricevuto una nota ufficiale dal Ministero degli Esteri israeliano, nella quale il governo israeliano ha espresso il proprio dispiacere per l’incidente dell’ambasciata israeliana” in Giordania. In tale occasione, il governo israeliano si sarebbe altresì scusato per l’uccisione di un giudice giordano da parte di un soldato israeliano nel territorio di confine tra i due Paesi, avvenuto nel 2014 e si sarebbe offerto di pagare un risarcimento alle tre famiglie.

Il 10 marzo 2014, un giudice palestinese-giordano era stato ucciso da un militare israeliano nei pressi dell’attraversamento di confine di Allenby Bridge, situato nella Valle del Giordano, che collega la Cisgiordania alla Giordania.

In merito alla questione è intervenuto anche il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il quale, in un comunicato emanato giovedì 18 gennaio, ha dichiarato che Israele “dà molta importanza alle sue relazioni strategiche con la Giordania e i due Stati promuoveranno la cooperazione” e rafforzeranno il trattato di pace del 1994. Netanyahu si riferisce al trattato di pace israelo-giordano, firmato tra le due parti il 26 ottobre 1994, che stabiliva le relazioni tra i due Paesi.

Da parte sua, Momani ha dichiarato che la nota israeliana ha soddisfatto tutte le condizioni che aveva imposto il governo affinché l’ambasciatore israeliano torni ad Amman e ha aggiunto: “Il governo ha contattato le famiglie dei 3 martiri, che hanno accettato le scuse e il risarcimento”.

Fino all’arrivo della nota da parte del governo israeliano, i rapporti tra i due Paesi erano congelati e la Giordania continuava a opporsi al ritorno dell’ambasciatrice israeliana, Einat Shlain, ad Amman. La posizione della Giordania era diventata irremovibile, in particolare dopo la circolazione di una foto che avrebbe ritratto il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, mentre riceveva, al loro ritorno in patria, l’ambasciatrice israeliana e Ziv Moyal, l’agente cui si deve l’uccisione di due cittadini giordani. La situazione si era complicata dopo che, all’inizio di novembre, la televisione israeliana aveva riferito che i servizi segreti avrebbero completato le proprie indagini stabilendo che l’uomo avrebbe agito per legittima difesa. Da parte loro, le autorità giordane affermavano che gli spari sarebbero giunti senza alcuna provocazione, ma non potevano procedere con le indagini, dal momento che l’agente godeva dell’immunità diplomatica.

L’incidente del 23 luglio 2017 aveva complicato ulteriormente i rapporti già tesi tra Israele e Giordania, dal momento che era avvenuto in un momento in cui i due Paesi erano impegnati in negoziati regionali per risolvere la crisi di Gerusalemme. Si era trattato di uno degli incidenti diplomatici più gravi tra i due Paesi, in particolare dalla firma del trattato di pace del 4 maggio 1994, che riconosce alla Giordania un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri musulmani di Gerusalemme.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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