Israele: barriera sotterranea al confine con Gaza

Pubblicato il 19 gennaio 2018 alle 12:03 in Israele Medio Oriente

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L’esercito israeliano ha rivelato alcuni dettagli in merito a una barriera sotterranea, situata al confine con la Striscia di Gaza, che il Paese starebbe costruendo per impedire ai gruppi palestinesi di costruire tunnel utilizzati per colpire il territorio israeliano.

Secondo quanto rivelato giovedì 18 gennaio dall’esercito israeliano, si tratterebbe di un muro vero e proprio, che si estenderebbe per 65 km, ovvero per tutta la lunghezza del confine con la Striscia di Gaza, e sarebbe dotato di sensori di movimento, progettati per rilevare lo scavo di gallerie. In superficie, in corrispondenza del muro sotterraneo, verrà costruita una recinzione, per impedire le infiltrazioni degli abitanti di Gaza nel territorio israeliano. La barriera dovrebbe essere completata entro i primi sei mesi del 2019.

Il muro è costruito nel territorio israeliano, nell’area a nord del villaggio di Sderot e in quella di di Nahal Oz, nei pressi della Città di Gaza. In merito alla questione, si è espresso anche il portavoce dell’esercito israeliano, il tenente colonnello Jonathan Conricus, il quale ha dichiarato si tratterà della prima “barriera sotterranea completa”.

Tale progetto, del valore di 530 milioni di dollari, era stato approvato nel luglio 2016 dal Ministero della Difesa israeliano. Nonostante i lavori per la costruzione della barriera siano iniziati nel settembre 2016, i dettagli sono stati rivelati soltanto giovedì 18 gennaio, in seguito alla distruzione di un tunnel tra i due territori. Il 14 gennaio, l’esercito israeliano aveva reso noto di aver distrutto un tunnel che collegava la Striscia di Gaza a Israele e al confine con l’Egitto. Secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, il tunnel sarebbe stato scavato dai gruppi palestinesi per colpire Israele.  

Precedentemente, il 30 ottobre 2017, l’esercito israeliano aveva fatto esplodere un tunnel che collegava la Striscia di Gaza a Israele, causando la morte di 7 palestinesi e il ferimento di altri 12. Israele temeva che il tunnel costituisse un passaggio per i militanti di Hamas intenzionati a colpire il Paese. In tale occasione, un portavoce dell’unità delle Forze di difesa israeliane, che si è occupata della distruzione del tunnel, aveva giustificato l’azione di Israele, affermando che il passaggio sotterraneo avrebbe costituito “una violazione grave della sovranità di Israele”. In merito alla distruzione del tunnel, il portavoce aveva dichiarato che “l’organizzazione terroristica Hamas è responsabile per tutto ciò che succede nella Striscia di Gaza” e aveva aggiunto: “Le Forze di difesa israeliane continueranno ad adottare tutte le misure necessarie sopra e sotto il terreno per sventare i tentativi di colpire i cittadini di Israele e per mantenere l’area tranquilla”.

La localizzazione dei “tunnel terroristici” farebbe parte di una più ampia strategia di difesa, portata avanti dai militari israeliani dopo la fine dell’Operazione Colonna di Nuvola, la campagna militare israeliana iniziata il 14 novembre 2012 contro i militari di Hamas, in risposta al lancio di razzi dalla Striscia di Gaza verso il territorio israeliano. Si trattava della seconda imponente operazione militare lanciata da Israele contro Gaza dalla fine dell’operazione Piombo Fuso, iniziata 27 dicembre 2008 e conclusasi il 18 gennaio 2009, con l’intento dichiarato di colpire l’amministrazione di Hamas.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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