Siria: i chiarimenti di Tillerson sulle Forze di Confine

Pubblicato il 18 gennaio 2018 alle 11:19 in Turchia USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha dichiarato che gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di creare una Forza di Sicurezza al confine tra la Siria e la Turchia, sottolineando che la questione, che ha suscitato l’opposizione della Turchia, è stata “mal rappresentata”.

Mercoledì 17 gennaio, Tillerson ha riferito ai giornalisti di aver chiarito tale questione con il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, a margine di un meeting sulle sanzioni alla Corea del Nord, che si è tenuto martedì 16 gennaio nella città canadese di Vancouver. In tale occasione, il segretario di Stato americano ha dichiarato: “Tutta questa situazione è stata mal descritta e mal rappresentata. Alcune persone hanno riferito informazioni sbagliate. Non stiamo assolutamente formando una Forza di Sicurezza di Confine” e ha aggiunto: “Penso che sia spiacevole che i commenti fatti da qualcuno abbiano lasciato questo segno. Non è quello che stiamo facendo”.

Durante l’incontro con Cavusoglu, Tillerson ha altresì chiarito le intenzioni degli Stati Uniti, ovvero fornire un programma di formazione per i combattenti locali, che si trovano nelle aree liberate dallo Stato Islamico. In questo senso, il segretario di Stato americano ha dichiarato: “L’ISIS sta ancora attaccando in alcune zone nel nord-ovest della Siria e nella valle dell’Eufrate, quindi si tratta di intensificare la formazione e di tentare di bloccare l’ISIS nelle loro vie di fuga”.

Il chiarimento tra Tillerson e Cavusoglu è giunto dopo che Ankara aveva minacciato un’imminente operazione militare nel distretto di Afrin, situato nel territorio settentrionale della Siria, al confine con la Turchia. Nella notte tra martedì 16 e mercoledì 17 gennaio, la Turchia aveva anche aperto il fuoco contro alcuni combattenti curdi nell’area, affermando che si sarebbe trattato di una risposta alle operazioni delle People’s Protection Units (YPG), che avrebbero lanciato numerosi missili contro alcuni insediamenti situati nella regione di Azaz, nel nord-ovest della Siria, al confine con la Turchia, che si trova sotto il controllo dell’Esercito siriano libero (ESL). Precedentemente, il 15 gennaio, la Turchia aveva iniziato a potenziare le proprie truppe al confine con la Siria, inviando alcuni convogli militari nel territorio meridionale del Paese, al fine di “liberare il territorio dal terrorismo”.

Le minacce di Ankara erano giunte in risposta alle dichiarazioni delle forze della coalizione internazionale, a guida americana, che, domenica 14 gennaio, avevano annunciato di stare lavorando con i propri alleati siriani per istituire una nuova Forza di Sicurezza di Confine (BDF), composta da 30 mila persone. Tale milizia, composta per metà da veterani della Syrian Democratic Forces (SDF) e per metà da nuove reclute, sarebbe dovuta essere schierata lungo il confine a nord con la Turchia, quello a sud-est con l’Iraq e lungo la valle del fiume Eufrate, che separa le Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti, dalle forze del governo siriano, supportate da Iran e Russia. Tale programma di formazione per le guardie di confine siriane curde e arabe, che, secondo gli Stati Uniti, sarebbe mirato a contrastare il rischio che i combattenti dello Stato Islamico si raggruppino nuovamente in Siria, era stato già annunciato il 22 dicembre 2017.

Lunedì 15 gennaio, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva intimato agli Stati Uniti di non mettersi in mezzo tra le truppe turche e le Syrian Democratic Forces (SDF) e aveva promesso che avrebbe “distrutto questo esercito del terrore prima della sua nascita”. La Turchia considera le Syrian Democratic Forces parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo attivo nel Paese e nel nord dell’Iraq e ritenuto illegale da Ankara. 

Da parte sua, giovedì 18 gennaio, il ministro degli Esteri turco ha riferito che la Turchia non è soddisfatta delle dichiarazioni del segretario di Stato americano. In tal senso, in occasione di un’intervista alla CNN Turk, Cavusoglu ha dichiarato: “La formazione di un esercito terroristico lungo il nostro confine con la Siria causerebbe un danno irreparabile ai nostri legami con gli Stati Uniti” e ha aggiunto che la Turchia vuole vedere delle azioni concrete da parte degli Stati Uniti sulla fine della cooperazione con “i gruppi terroristici”. In tale occasione, Cavusoglu ha altresì affermato che l’avanzata del governo siriano a Idlib deve essere fermata. Infine, il ministro turco ha dichiarato: “Stiamo discutendo con la Russia e l’Iran l’uso dello spazio aereo. Abbiamo bisogno di coordinarci per un possibile intervento aereo. Ciò deve essere coordinato bene al fine di impedire che si verifichino incidenti”.

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Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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