L’Iran rifiuta le negoziazioni sul programma missilistico

Pubblicato il 18 gennaio 2018 alle 7:23 in Iran Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il portavoce del Ministero degli Esteri, Bahram Qassemi, ha dichiarato che “la Repubblica islamica dell’Iran non permetterà a nessun Paese di interferire negli affari interni e nelle politiche di difesa, con particolare riferimento al programma missilistico”.

Le dichiarazioni di Qassemi sono giunte mercoledì 17 gennaio, in risposta a un articolo dal titolo “European nations step up Iran pressure in face of Trump threat” pubblicato dal Financial Times martedì 16 gennaio, secondo il quale Teheran avrebbe acconsentito a intraprendere le trattative con le parti europee sul programma missilistico. Stando a quanto riferito dal quotidiano, i ministri degli Esteri di Germania, Francia e Gran Bretagna, insieme all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea, Federica Mogherini, avrebbero concordato con l’Iran di intraprendere un “dialogo intensivo e molto serio” sul programma missilistico e sull’influenza regionale dell’Iran.  

Per tutta risposta, Qassemi ha affermato che le politiche dell’Iran rimangono invariate in merito al programma missilistico, indipendentemente dalle minacce degli Stati Uniti, dal momento che “come è stato affermato numerose volte, il programma missilistico dell’Iran è esclusivamente per la difesa e la deterrenza”. Parlando dell’influenza di Teheran nella regione, il portavoce del Ministero degli Esteri ha affermato che le politiche del Paese sono costruttive e contribuiscono alla pace e alla sicurezza regionale, dal momento che hanno avuto un ruolo di primo piano nella lotta contro il terrorismo.

Il 20 ottobre 2017, in occasione del primo discorso dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di de-certificare l’accordo sul nucleare, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, aveva annunciato che Teheran avrebbe continuato a produrre missili per scopi difensivi, dal momento che ciò non sarebbe stato in contrasto con il diritto internazionale, né avrebbe costituito una violazione degli accordi internazionali. Precedentemente, il 29 luglio 2017, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva precisato che, secondo l’accordo sul nucleare, l’Iran sarebbe tenuto soltanto a non fabbricare o testare missili con testate nucleari sottolineando che i test di missili senza testate nucleari non violerebbero l’accordo.

Il 12 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva deciso di estendere la sospensione delle sanzioni contro l’Iran, secondo quanto stabilito dall’accordo nucleare del 2015, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), “per l’ultima volta”. Il JCPOA, concluso sotto l’amministrazione Obama il 14 luglio 2015, era stato firmato dall’Iran e dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia USA, Inghilterra, Francia, Russia, Cina e in più la Germania. Il patto prevede la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale.

Da parte loro, i ministri degli Esteri di Iran, Francia, Germania e Gran Bretagna, insieme all’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, e altri diplomatici europei, avevano confermare il loro supporto al JCPOA.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.